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L'intervista

Il pneumologo del Sant'Anna: "Vaccinarsi è la strategia migliore per prevenire l'infezione"

"Personalmente ho dato subito la mia adesione a ricevere il vaccino".

Il pneumologo del Sant'Anna: "Vaccinarsi è la strategia migliore per prevenire l'infezione"
Cronaca Como città, 15 Gennaio 2021 ore 13:48

Perchè vaccinarsi contro il Covid? L'Asst lariana pubblica un'interessante intervista a Claudio Sorino, pneumologo dell'ospedale Sant'Anna.

Il pneumologo del Sant'Anna: "Vaccinarsi è la strategia migliore per prevenire l'infezione"

Perché vaccinarsi contro il nuovo coronavirus (Sars-CoV-2)?

"Credo che ad oggi vaccinarsi sia la migliore strategia per prevenire l'infezione e bloccare la circolazione del virus, ovvero ciò che occorre per evitare che gli ospedali non siano nuovamente inondati da pazienti con insufficienza respiratoria, riprendere a curare anche le persone senza Covid-19, riaprire le attività commerciali, insomma tornare alla normalità. Personalmente ho dato subito la mia adesione a ricevere il vaccino perché, oltre a proteggere me stesso e i miei cari, è un modo per rassicurare la popolazione e invitarla a fare lo stesso quando sarà il proprio turno".

Quali vaccini sono stati approvati in Unione Europea contro il Sars-CoV-2?

"Il primo vaccino autorizzato dall’European Medicines Agency (EMA) è il Comirnaty di Pfizer-BioNtech, che abbiamo iniziato a somministrare in Italia ed Europa dal 27 dicembre. Nei giorni scorsi è già stato autorizzato, da Ema ed Aifa, anche il vaccino Moderna. Sono entrambi vaccini a RNA messaggero (mRNA), mentre un ulteriore vaccino contro il coronavirus (Oxford-AstraZeneca) è stato approvato nel Regno Unito. Quest’ultimo utilizza un adenovirus depotenziato di scimpanzè per veicolare nel nostro organismo le istruzioni genetiche necessarie per produrre la proteina del coronavirus da cui dobbiamo difenderci. L’Ema ne sta ancora valutando i dati alla luce di una presunta maggiore efficacia in chi durante la sperimentazione aveva ricevuto la prima dose a posologia dimezzata".

Cosa vuol dire vaccino a RNA messaggero (mRNA)?

"Alcuni dei vaccini più noti (ad esempio per morbillo, rosolia, parotite, varicella) prevedono l'inoculazione di virus vivi attenuati. In altri si utilizzano virus inattivati o antigeni purificati. In tutti i casi, l'obiettivo è presentare al nostro organismo le particelle chiave contro cui dovrà produrre anticorpi e mantenere una memoria immunitaria. I vaccini ad mRNA, anziché usare virus o loro parti, contengono l'mRNA, ovvero le istruzioni su come costruire una proteina S o "spike" modificata (quella che è necessaria al virus per infettare le cellule umane). Una volta somministrato il vaccino a mRNA, saranno dunque le nostre cellule a produrre le particelle (non l'intero virus) che il nostro organismo riconoscerà come estranee provocando una risposta immunitaria contro di esse. Trattandosi solo di una porzione di proteina, il vaccino è altamente specifico e non vi è alcun rischio di infezione".

E' stato sollevato il dubbio che l'iniezione di mRNA possa alterare il nostro genoma. Vi è un fondamento?

"Assolutamente no. L'mRNA non entra nel nucleo della cellula e non è in grado di alterare il nostro Dna. L'mRNA si degrada rapidamente. Questo è uno degli aspetti più critici della tecnologia e per il quale è utile una dose di richiamo per assicurare una maggiore risposta immunitaria. Per simili ragioni i vaccini vanno conservati a temperature molto basse (-70 °C nel caso del vaccino Comirnaty di Pfizer-BioNtech)".

I vaccini per SARS-CoV2 sono stati prodotti in tempi molto brevi. Questo può destare preoccupazioni sulla loro sicurezza?

"Uno dei fattori che ha permesso di sviluppare velocemente questi vaccini è stato l'avere già disponibile la tecnologia per introdurre mRNA nelle cellule umane. I primi studi su tale tecnica risalgono agli anni Settanta e da circa un decennio sono stati condotti trials nell'uomo per la realizzazione di vaccini anti-cancro. Per questi il problema principale non è stato la sicurezza ma l'efficacia. L'impatto sanitario, economico e sociale della pandemia da Covid-19 è stato devastante. Sono stati destinati fondi ed energie per trovare una soluzione al più presto, ma rispettando il rigore scientifico necessario".

Quante persone hanno già ricevuto il vaccino? Quali sono gli effetti indesiderati?

"Dopo aver superato gli studi sugli animali, i vaccini sono stati sottoposti agli studi sull'uomo di fase 1, 2 e 3 prima di essere approvati in Italia, Europa e nel resto del pianeta. Complessivamente, al 14 gennaio, sono state somministrate già oltre 8 milioni di dosi di vaccino anti-Covid in tutto il mondo (in Europa, l'Italia è al primo posto per somministrazioni). La maggior parte degli effetti indesiderati sono lievi e sovrapponibili a quelli di altri vaccini (dolore nella sede di iniezione, stanchezza, cefalea, dolori muscolari o articolari, brividi, febbre). Le reazioni gravi sono state addirittura inferiori nei pazienti che hanno ricevuto il vaccino rispetto a quelli che negli studi hanno ricevuto placebo".

Quali sono i dati di efficacia? Perché la vaccinazione anti-Covid 19 non conferisce la certezza di non poter contrarre la malattia?

"Per il vaccino Comirnaty di Pfizer-BioNtech, una risposta anticorpale soddisfacente è stata ottenuta in circa il 90% di chi ha ricevuto una dose e il 95% di chi ha ricevuto due dosi (a distanza di 21 giorni l'una dall'altra) del vaccino. Risultati simili sono stati ottenuti anche per il vaccino di Moderna. Si tratta di una risposta decisamente più alta rispetto al vaccino antinfluenzale. Nessun farmaco è efficace nel 100% delle persone che lo assumono ma i dati su questi vaccini sono davvero incoraggianti, al punto che la tecnologia dell'mRNA è vista come la speranza di ottenere in futuro valide armi per combattere efficacemente altre patologie come quelle neoplastiche".

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