Cronaca
la richiesta di un incontro

Il presidente dei medici Spata scrive a Gallera: "Prima che ripartano le attività servono test anticorpali"

Solo i pazienti gravi vengono sottoposti a tampone e seguiti fino al momento della guarigione definitiva ma questo processo serve anche a chi ha subito la malattia in modo lieve

Il presidente dei medici Spata scrive a Gallera: "Prima che ripartano le attività servono test anticorpali"
Cronaca Como città, 01 Aprile 2020 ore 16:42

La Federazione Regionale dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Lombardia, ancora una volta, è in prima linea nella guerra contro il Covid 19. Sono infatti i medici, insieme agli infermieri, a condurre spesso senza le dovute precauzioni, questa battaglia. La Federazione, guidata dal presidente dell'Ordine dei Medici comaschi Gianluigi Spata, torna a scrivere all'assessore al Welfare Giulio Gallera. La preoccupazione questa volta è in vista della riapertura delle attività: come si faranno tornare le persone alla vita normale se non si ha la certezza che non siano portatori del virus?

Il presidente dei medici Spata scrive a Gallera

Ecco il testo integrale della lettera.

Ill.mo Avv. Gallera,

si fa seguito alla precedente comunicazione di questa Federazione per sollecitare un incontro sulle numerose tematiche che prevedono il coinvolgimento della professione medica sull’argomento.

Si coglie l’occasione per segnalare come la problematica emergente sia rappresentata dalla futura ripresa del lavoro dei soggetti guariti dalla malattia, intendendo tra essi anche quelli curati a domicilio sia per forme lievi che per polmonite.

Tale contingenza ripropone la necessità di valutare, in questa seconda fase dell’emergenza epidemica, il corretto utilizzo dei test diagnostici (tampone o, se ve ne fossero eventualmente le condizioni e le indicazioni test anticorpali).

Attualmente in Lombardia il tampone viene fatto sui ricoverati per polmonite interstiziale bilaterale: tale intervento, per quanto comprensibile, nella situazione epidemiologica attuale non sembra poter essere di particolare aiuto a una diagnosi clinica di per sé evidente. Per contro, i molto più numerosi pazienti trattati a domicilio per forme lievi e i pazienti trattati a domicilio per polmonite, senza essere stati sottoposti ad alcun tipo di test, non vengono sottoposti ad alcuna indagine preliminare alla ripresa del lavoro.

L’indicazione di attendere quattordici giorni dopo la guarigione clinica prima della ripresa del lavoro appare inaffidabile e non tale da garantire, alla riapertura graduale delle attività, dal rischio di una importante e drammatica diffusione dell’epidemia.

Risulta pertanto evidente come sia indicato sottoporre tutti i pazienti che abbiano avuto sintomi, anche lievi e anche trattati a domicilio, ad un test che garantisce, per quanto possibile, la non contagiosità alla ripresa del lavoro.

Si ringrazia per l’attenzione e si resta in attesa di una urgente convocazione che consenta la ripresa di una fattiva collaborazione nell’interesse della nostra martoriata Regione.

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