Lieto fine

“Io intubato al Sant’Anna per colpa del Covid. Il vaccino? Lo farò il prima possibile”

La storia di Carlo Novati, finito in Terapia intensiva al Sant'Anna.

“Io intubato al Sant’Anna per colpa del Covid. Il vaccino? Lo farò il prima possibile”
Cronaca Como città, 30 Dicembre 2020 ore 15:34

“Diritto o dovere? Che cos’è il vaccino anti-COVID-19?”. Parte da questa domanda Carlo Novati, paziente Covid finito in Terapia intensiva al Sant’Anna, poi inizia a raccontare la sua storia.

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“Io intubato al Sant’Anna per colpa del Covid. Il vaccino? Lo farò il prima possibile”

Le sue parole tramite un post su Facebook.

“Ho pensato tanto prima di postare questo mio selfie fatto il 15 novembre scorso.
Qualche giorno prima ero ancora intubato, non ricordo nulla. Ricordo però il risveglio e quella strana sensazione di non sapere che giorno fosse, dove fossi e se fosse giorno o notte. Provai a muovermi ma niente, ero molto sedato, cosi molto probabilmente mi riaddormentai. Mi risvegliai, adesso le gambe le muovevo, anche le braccia, ma stranamente non riuscivo ad alzarle più di pochi centimetri. Mi accorsi solo dopo un po’ che erano legate al letto. Mi dissero che la sedazione a volte fa fare cose imprevedibili. Mi misero il casco. Neanche sapevo cosa fosse il casco. Il rumore al suo interno è terribile; qualsiasi comunicazione con l’esterno diventa difficile. E non puoi nemmeno leggere il labiale del personale sanitario; le mascherine occultano i volti. Devi guardarli negli occhi e cercare di capire se va bene o se va male. E loro si avvicinano molto a te per comunicare ciò che serve, il più delle volte urlando per farsi sentire. Esponendosi ancora di più al COVID.
È iniziata così la mia seconda vita. E tutto per mano di alcuni angeli.
Già, gli angeli. Quelli che ho visto sono stati medici infermieri e operatori sanitari. Ero spaventato, confuso, non riuscivo nemmeno a parlare. Ma loro erano lì. Controllavano i miei parametri, mi medicavano, mi pulivano, mi alimentavano, mi davano conforto e i loro occhi sorridevano generando in me un’apparente sensazione di normalità come se tutto andasse bene.
E poi dalla rianimazione, via, trasferito in reparto. E così altri angeli. Medici infermieri e operatori sanitari. Mi dissero che se me la sentivo potevo fare una videochiamata a mia moglie. Già, io ho un telefono. L’avevo dimenticato. Così il 14 novembre chiamai casa; credo che passai la telefonata a piangere, non riuscì a dire molto. Ma almeno potei vedere gli altri angeli, mia moglie e mia figlia.
Faticavo a tenere il telefono in mano. Poi guardai anche i messaggi ricevuti. E li trovai gli altri angeli. Amici, colleghi di lavoro. Inizialmente non riuscì a rispondere. Non avevo le forze. Piangevo e mi affaticavo molto. Poi nei giorni a seguire risposi a tutti. Erano tutti preoccupati per me, ma non sapevano che anche io ero preoccupato per tutti loro. Non volevo che nessuno vivesse quello che stavo affrontando io. I loro messaggi, il loro affetto, mi donò nuove forze per affrontare le giornate difficili.
Ogni giorno che passava era una conquista sulle cose che avevo sempre dato per scontate. Togliere il catetere ed andare in bagno da solo per esempio. Oppure farmi la barba, oppure la prima doccia dopo più di tre settimane di ricovero.
E ogni giorno stavo un pochino meglio ed ero più autonomo.
Ma si sa, quando gli angeli sono dalla tua parte tutto va nel verso giusto.
Ma anche quegli angeli li, che sono in ospedale si ammalano. Sono fatti di carne ed hanno emozioni, e sono stanchi. Hanno famiglie che li aspettano a casa e ogni giorno devono affrontare il travaglio di persone che muoiono senza poter dare l’ultimo saluto alle loro.
È straziante. Ne sono testimone, l’ho visto.
Ma adesso va tutto bene, sono a casa sul divano perché non riesco a dormire.
Ho recuperato le forze e sto bene. I polmoni funzionano di nuovo. Sono in quella cosa che si chiama convalescenza, dove vorresti tornare il più velocemente possibile alla tua vita normale, ma devi ancora avere un po’ di pazienza.
Così ascolto un po’ di musica. E la playlist mi porta la canzone di Vasco “Gli Angeli”.
Ascolto il testo e penso che sia giunto il momento di postare la foto e di cominciare a dire a tutti cos’è questo COVID. O meglio cosa ho vissuto io.
Ah, dimenticavo. Io non ce l’ho la risposta alla domanda iniziale…. ma so che mi vaccinerò appena possibile.
P.S.: grazie a tutti gli angeli della Terapia Intensiva/Rianimazione e della Chirurgia 2 dell’Ospedale S.Anna di Como”.

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