la storia

L’amore di Andrea e Francesca: “Mio marito, medico, ha deciso di non tornare più a casa per paura di contagiarmi”

Lei avvocato, lui specializzando al San Gerardo: "Quando è passato a prendere le sue cose non ho potuto abbracciarlo. Lo farò appena lo rivedrò".

L’amore di Andrea e Francesca: “Mio marito, medico, ha deciso di non tornare più a casa per paura di contagiarmi”
Como città, 26 Marzo 2020 ore 11:23

“Ieri pomeriggio mi hai chiamato: sarò sempre più a rischio, mi hai detto, stasera non torno a casa, ma passo tra poco a prendere due cose.

Ho raccolto le tue cose in un paio di borse: magliette e biancheria a profusione perché dopo ogni turno, alla fine della giornata, ti sentirai sporco e vorrai sollievo, gli occhiali che metterai poco, perché ti servono le lenti per indossare quelli protettivi, i libri su cui stai studiando le basi della rianimazione, il tuo cubo di Rubik perché avrai bisogno di staccare la testa, una borsa gigante di biscotti, patatine, cioccolato e delle cose che ti piacciono se avrai un po’ di fame quando stacchi, il nostro peluche scimmia che di solito poggiamo tra i cuscini del letto, un libro che narra di terre lontane, per fuggire un attimo, anche se già so che gli occhi ti si chiuderanno subito, per questa benedetta stanchezza con cui, quelli come te, stanno costruendo la salvezza del nostro paese.

Sei arrivato sul pianerottolo, l’accordo era di non aprire neanche la porta per non avere la tentazione di salutarsi. Ma io non ce l’ho fatta e la porta di ingresso l’ho socchiusa, ti ho salutato da lontano, ti ho visto caricare le borse in spalla. L’ho richiusa a fatica mentre chiamavi l’ascensore.

Vorrei potermi mettere un camice e venire con te, in quei reparti, vorrei avere un’alternativa a questo senso di impotenza che mi accompagna…ma posso solo stare a casa, lavorare per distrarmi, insultare sui social quelli che escono a correre, ingannare il tempo.

Vorrei rendermi utile ma anche solo essere forte, non come chi balla e canta sul balcone, ma come chi riesce ad aspettare. Vorrei prendere a testate chi ancora non capisce cosa sta succedendo, chi si lamenta della quarantena perché la noia è troppo pesante da sopportare. L’amore in fondo è questa cosa qui: che se mi ammalo io va bene, basta che non ti ammali tu”

Andrea e Francesca: lui, specializzando al San Gerardo, volontario nel reparto Covid

Francesca è un giovane avvocato, ha 31 anni. L’anno scorso ha sposato Andrea, stessa età, all’ultimo anno di specializzazione in Chirurgia maxillo-facciale. Sono comaschi di origine ma per studiare, entrambi, hanno vissuto diversi anni a Pavia. Poi l’Erasmus e il ritorno a Como per costruire una vita insieme.

Le prime righe che avete letto sono quelle di un lungo e commosso messaggio che Francesca ha affidato alla rete quando Andrea, impegnato anche nel reparto Covid 19, ha deciso per la sicurezza di sua moglie di non tornare più a casa dopo i turni in ospedale.

“Andrea è uno specializzando al San Gerardo di Monza, fino a prima dell’emergenza si occupava di chirurgia maxillo-facciale – racconta Francesca – Ha lavorato anche diversi mesi al Sant’Anna di Como e ha mantenuto i contatti facendo parte dell’associazione benefica Salviamoci La Faccia e del Progetto Sorriso nel Mondo. Con l’aggravarsi dell’epidemia il San Gerardo si è dovuto riorganizzare, creando nuovi posti letto per i pazienti Covid 19 e Andrea si è subito reso disponibile anche per i turni in questo reparto”.

La situazione però è presto precipitata in tutte le strutture sanitarie lombarde. “A livello professionale per lui è molto stimolante, nel tempo libero studia e approfondisce le nuove nozioni necessarie ed è costantemente a contatto con professionisti di diverse specialità e ognuno dà il proprio contributo – aggiunge Francesca – D’altra parte presto è cominciata la paura di un possibile contagio e i turni in reparto si sono intensificati”.

Per questo motivo Andrea ha preso una decisione drastica e dolorosa. Ha trovato una sistemazione d’emergenza, ha deciso di isolarsi sia da Francesca che dalla sua famiglia per la paura di portare a casa il virus. Malgrado tutte le precauzioni, per lui in ospedale la possibilità di contagio è molto alta e mai si sarebbe perdonato di aver infettato i suoi cari.

“Non possiamo permetterci che si ammali nemmeno una persona in più”

Francesca ha deciso di raccontarci la loro storia per far capire la pericolosità di questo virus e i sacrifici lavorativi e umani che stanno facendo i sanitari. Ciò che sta vivendo la coppia comasca si ripete in decine e decine di famiglie in tutta Italia. “Quella di Andrea è stata una scelta d’amore ma anche di ragionevolezza – spiega l’avvocato comasco – Soprattutto all’inizio per me non è stata facile da accettare ma ora capisco che non possiamo permetterci che si ammali nemmeno una persona in più. Dai suoi racconti infatti ho capito che a medici e infermieri in questo momento sembra di svuotare il mare con un secchiello. L’afflusso di malati che arriva quotidianamente è inimmaginabile”.

Malgrado le difficoltà di gestire una mole tale di lavoro, in questi situazione eccezionale i medici si sono fatti più emotivi. “Nei medici deve sempre prevalere la professionalità perché è quella che salva la vita alle persone – racconta Francesca – Ma in certo senso, il fatto che i pazienti siano soli ad affrontare la malattia e spesso la morte, ha tirato fuori la loro emotività: sentono il dovere di colmare la mancanza dell’affetto dei parenti che non possono recarsi in ospedale”.

Cosa farà la prima volta che rivedrà Andrea? “Lo abbraccerò. Anche quando era ancora a casa con me i contatti erano minimi. Quando è passato a prendere le sue cose non ho potuto abbracciarlo quindi è questo che farò non appena tutto sarà finito”.

Stephanie Barone

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