DA MARIANO A ROMA

L’associazione Penta a Roma per un focus group sugli affidi ingiusti dei minori

A Roma sabato è andato in scena il focus group "La violenza istituzionale. Conoscere per cambiare, cambiare per migliorare" organizzato dall'associazione Penta.

L’associazione Penta a Roma per un focus group sugli affidi ingiusti dei minori
01 Agosto 2020 ore 08:35

Si è spinta fino a Roma l’associazione marianese Penta con l’obiettivo di mettere in luce, attraverso un focus group, le problematiche sugli affidi dei minori. Alla Casa internazionale delle donne, sabato scorso erano presenti diversi relatori di spicco tra cui Antonio Castellani, avvocato specializzato in diritto di famiglia civile e penale, Marco Gregoretti, giornalista, Antonella Labianca, avvocato patrocinante in Cassazione, Alessandra Menelao, responsabile nazionale dei centri di ascolto, mobbing e stalking contro tutte le violenze, Francesco Miraglia, avvocato patrocinante in Cassazione, Mara Modica Amore, avvocato penalista, Vincenza Palmieri, presidente Inpef e stati generali sulla Tutela dei minori, Enrico Papi, dottore in scienze dell’educazione e padagogista, Silvia Pini, avvocato, Carlo Priolo, avvocato, sociologo, giornalista ed economista.

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L’associazione Penta a Roma per un focus group sugli affidi ingiusti dei minori

“Le collocazioni e gli affidi di minori ingiusti, il falso nelle Consulenze tecniche d’ufficio (Ctu) e l’omissione di alcuni fatti in queste consulenze. Sono solo alcune delle conseguenze di un sistema che non funziona. Noi cercheremo di capire perché non funziona, di conoscere per cambiare, di cambiare per migliorare”, ha spiegato il presidente Rosaria Battaglia, dando via al dibattito durato diverse ore. La promessa dell’associazione è quella di continuare ad andare nelle scuole, per formare gli adulti di domani.

Le Ctu “sorde”

L’avvocato Mara Modica Amore, è intervenuta nel dibattito.

“Spesso ho trovato operatori della giustizia incompetenti e insensibili. Non si devono contrapporre i diritti della mamma, del papà, dei figli. Serve trovare uno strumento per riuscire a coniugarli con la competenza degli operatori di giustizia che spesso manca. Capita che una Ctu, a cui si chiede di ascoltare
registrazioni fatte da un genitore verso un altro genitore in situazioni in cui è documentata la violenza assistita, non ritenga opportuno acquisire tali registrazioni perché provengono da una parte, ‘perche’ questo non è un tribunale’, dicono”.

“Occorre un albo per Ctu specializzati”

Presente anche l’ avvocato Antonella Labianca:

“Penso il problema principale sia nelle Ctu. Se sono troppo superficiali davanti abbiamo situazioni di allontanamento dei bambini. Occorre un albo di professionisti specializzati a cui il giudice possa attingere, in modo che si possano anche accertare le competenze e le specilizzazioni. Spesso l’ascolto dei minori viene bypassato. Nell’albo dei consulenti occorrono soggetti che possono dimostrare documentalmente le proprie capacità. A Bari c’erano delle situazioni terribili dove sono state scoperti business dei bambini allonati delle famiglie con delle scuse“.

“Meglio il rito ordinario”

Sul tema è intervenuto anche l’avvocato Antonio Castellani.

“Attraverso il rito camerale gli episodi di violenza rimangono taciuti per sempre. La prima cosa è battersi per sostituire il rito camerale con quello ordinario. L’anomalia è che al centro di questo procedimenti governati dal risto camerale viene valutata l’idoneità genitoriale attuale. I giudici non guardano più ciò che è successo in passato, ma valutano se c’è stata violenza. Purtroppo alcune Ctu sono più preoccupate di ingraziarsi il giudice…”.

Sull’allontanamento del minore della madre.

“Si arriva perché viene applicato male il diritto della bigenitorialità, introdotto dalla legge 54 del 2006. Prima del diritto alla bigenitorialità, c’è quello del bambino alla sicurezza e alla salute”.

“Non servono riforme ma il rispetto della legge”

Poi l’avvocato Francesco Miraglia.

“Non penso ci sia bisogno di alcune riforma, bisogna solo rispettare le leggi già esistenti. Bibbiano è la punta dell’icerberg, il problema è che noi avvocati dobbiamo fare in modo che il processo si faccia in Tribunale e se un giudice sbaglia bisogna denunciarlo. Ormai è una moda allontanare i bambini con l’articolo 403 del codice civile. Nel 2020 ancora non sappiamo quante famiglie ci sono in Italia e quanti sono di preciso i minori allontanati”.

Il sistema Cismai

Ha parlato anche l’avvocato Silvia Pini.

“Il sistema Cismai è molto compatto. Quando entri devi firmare dichiarazione e consenso che ti impogono di rispettare le loro regole. Una delle sue funzioni è quello della formazione professionale, anche di giovani magistrati. Si occupano anche di accertare presunti abusi e maltrattamenti. La proposta contro il sistema è che serve fare un lavoro di squadra”.

Una tragedia inascoltata

Spazio anche a Vincenza Palmieri, presidente Inpef e stati generali sulla Tutela dei minori.

“L’allarme per quanto riguarda gli allontanamenti non c’è da oggi. Sono 40mila i bimbi affidati ai servizi extrafamiglia, in affido eterofamiliare, 500 mila i bambini affidati ai Servizi sociali. Oggi non è più un allarme ma una questione umanitaria molto grave. Una tragedia italiana inascoltata”.  Sulle Ctu: “Sono un atto irregolare, non possono essere utilizzate per la valutazione delle capacità genitoriali, la logica è solo politica. Questi ragazzini vanno a
finire in casa famiglia, a volte ci vanno a finire mamme e bambini. In Italia ci sono circa 7mila case famiglia, che significano come minimo 4mila posti letto da riempire ed ogni giorno se ne creano di nuovi. Una struttura non puo’ rimanere senza bambini, perche’ altrimenti non prende i soldi. Appena un
bambino viene riportato a casa sua e si libera un posto in casa famiglia, un altro bambino deve essere preso per essere portato li'”.

Dito puntato contro la politica.

 “Politici locali e nazionali, quelli che sono dietro le cooperative e le associazioni rappresentano pacchetti di voti. Molti sottosegretari, consiglieri regionali e comunali sono lì perché continuano a pilotare appalti e fare in modo che il bacino dei bambini d’Italia mantenga lo status quo. Dobbiamo chiudere i
manicomi per bambini, il progetto che l’Inpef sostiene è di aiutare le famiglie a casa loro, quelle che hanno bisogno. Non vogliamo licenziare tutti gli operatori che lavorano nelle case famiglia queste figure professionali devono essere riqualificate e riconvertite”.

“Abolire i Tribunali per i minori”

Enrico Papi, dottore in scienze dell’educazione e padagogista, ha lavorato in diverse case famiglie come educatore.

E’ possibile scardinare la situazione, rompendo il sistema. Lo Stato si prende i figli non suoi, sono invece della famiglia! Serve abolire i Tribunali per i minori”.

Monitoraggio della situazione

Infine Marco Gregoretti, giornalista, scrittore, documentarista

“In Italia manca una banca dati di raccolta. Crearne una vorrebbe dire avere il monitoraggio della situazione, cosa che oggi non esiste perché è controproducente per gli interessi politici ed economici”.

Il presidente dell’associazione Penta, a sinistra, da sempre al fianco delle donne che spesso piombano in situazioni complicate, dovendo far fronte anche a spese legali per riavere i propri figli

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