Morti in corsia, la difesa chiede l’assoluzione per Cazzaniga

Prima di Natale l'accusa aveva chiesto la condanna all'ergastolo.

Morti in corsia, la difesa chiede l’assoluzione per Cazzaniga
13 Gennaio 2020 ore 11:26

Morti in corsia, la difesa chiede l’assoluzione per Leonardo Cazzaniga, accusato di omicidio per le morti sospette al Pronto Soccorso di Saronno e nella famiglia dell’ex compagna Laura Taroni.

Morti in corsia, parola alla difesa

Nessuna volontà di uccidere ma solo di “accompagnare” i pazienti agonici in una dolce morte. L’avvocato Andrea Pezzangora ha concluso stamattina, lunedì 13 gennaio, con la richiesta di assoluzione la sua arringa a difesa di Leonardo Cazzaniga, l’ex viceprimario del Pronto Soccorso di Saronno imputato per diversi presunti omicidi all’interno dell’ospedale e per il quale l’accusa aveva chiesto l’ergastolo.

“Una vicenda umana”

Dopo la richiesta di condanna all’ergastolo pronunciata dal Pubblico Ministero, la parola venerdì era passata alla difesa.

“Abbiamo tentato di cercare di tracciare un ritratto di Leonardo Cazzaniga – ha dichiarato oggi in aula Pezzangora – Questa vicenda da processuale è anche una vicenda umana. Abbiamo cercato di restituire l’immagine vera e l’anima di Leonardo Cazzaniga, al netto anche di quella che lui stesso indossava”.

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La tesi difensiva

La richiesta di assoluzione poggia tutta sulla reale scopo di Cazzaniga nel somministrare i farmaci del suo “Protocollo”: secondo l’accusa, fu di accellerare il sopraggiungere della morte. Per la difesa invece aveva un fine palliativo, di ridurre cioè la sofferenza nei pazienti giunti alla fase terminale della propria vita e quindi il fatto contestato, l’omicidio, “non sussiste”.

“Nessun dolo”

Dopo Pezzangora ha preso la parola il collega della difesa Ennio Buffoli, che entrerà nello specifico in ciascuno dei casi contestati a Cazzaniga. Ma non ha dubbi:

“Prima di affrontare i singoli casi dico un’altra cosa: non c’è dolo e neppure quello eventuale, ossia accettare il rischio che i pazienti potessero morire. Quindi va ricercato nelle cartelle cliniche se c’è la prova”.

“Non si può affermare che volesse uccidere”

Quindi, secondo la difesa, Cazzaniga non avrebbe mai voluto uccidere i propri pazienti. Quel che ha fatto, ha spiegato Buffoli dopo aver preso in esame tutti i casi ospedalieri contestati (“prendendo l’ipotesi peggiore in ogni ricostruzione”, ha precisato), “lo ha fatto per non farli soffrire. Non ha mai voluto uccidere nessuno e neppure abbandonare i suoi pazienti a spasmi e morti dolorose”. Da qui la richiesta di assoluzione piena perchè il fatto non sussiste e, in via subordinata, l’ipotesi colposa con la richiesta delle attenuanti generiche. L’avvocato si è poi rivolto direttamente alla Corte d’Assise, che presto si riunirà in Camera di Consiglio per la sentenza:

“Prendete le carte e quello che hanno detto i testimoni in questo processo. Quando sarete in Camera di Consiglio andate a vedere se quello che ho detto è vero. E allora credo che non sarà possibile affermare che ci sia stata la volontà di uccidere”.

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