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IL COMMOSSO RICORDO DELLA FAMIGLIA

Nel 2012 l’incidente in moto: “Enzo è morto dopo aver lottato per 9 anni”

Il 39enne di Mariano si è spento lunedì 29 marzo alla San Pietro di Monza.

Nel 2012 l’incidente in moto: “Enzo è morto dopo aver lottato per 9 anni”
Cronaca Marianese, 07 Aprile 2021 ore 12:17

La velocità l’aveva nel sangue. La libertà, così come l’amore per quella famiglia che gli è stata accanto fino all’ultimo respiro, erano il suo ossigeno. Il marianese Enzo D’Aguanno si è spento a soli 39 anni dopo nove lunghi anni trascorsi alla San Pietro di Monza in stato di minima coscienza.

“Enzo è morto dopo aver lottato per 9 anni”

Un uomo energico, sportivo. Un vero spirito libero che guardava al futuro con ottimismo. Ma il destino si è messo di mezzo. La domenica di Pasquetta del 2012, quando aveva 30 anni, un incidente in moto, avvenuto sulla pista da cross di Ceriano Laghetto, ha cambiato per sempre il corso della sua vita. E quello della sua famiglia, degli amati genitori Enza e Piero e delle sorelle Giusy e Francesca.

Nato ad Alcamo, in Sicilia nel 1981, è cresciuto a Mariano Comense. «Mio fratello era un ragazzo altruista, dal cuore puro e con la battuta sempre pronta – ha spiegato commossa la sorella Francesca D’Aguanno – Praticava tantissimi sport, dal motocross, alle arti marziali, fino allo snowboard e al tiro con l’arco».

La prima moto, Enzo l’aveva ricevuta dal padre – anche lui amante della velocità – che aveva appena 12 anni, «faceva persino fatica a toccare a terra», ha ricordato la madre Enza con un lieve sorriso, dietro al quale si cela tutto il dolore, ma anche tutto l’amore che prova per quel figlio che le è sfuggito via. «Si vedeva che era bravo. E quando si metteva in testa una cosa, la faceva proprio bene».

L’incidente in moto

Enzo D’Aguanno

Presto le moto, sia da strada che da cross, erano diventate un punto fermo. «Gareggiava ed era preparatissimo. Aveva frequentato dei corsi e aveva tutta l’attrezzatura adeguata che non mancava mai di indossare prima di mettersi in sella». Eppure quella domenica di Pasquetta di esattamente nove anni fa, qualcosa è andato storto. Un terribile incidente avvenuto durante le qualifiche per la gara che si sarebbe dovuta disputare nel pomeriggio, ha cambiato il corso della sua esistenza.

«Quando è accaduto noi eravamo a casa e ci stavamo preparando per andarlo a vedere correre – hanno precisato la madre e la sorella – Ci hanno chiamato dalla pista di Ceriano dicendoci che aveva avuto un incidente». Nulla però, in quel momento, avrebbe fatto presagire alla gravità delle condizioni del giovane. Una volta il ospedale, la notizia che non avrebbero mai voluto ricevere. «Ci avevano detto che non sapevano se avrebbe superato la notte. Lo ricordiamo come se fosse ieri, quel momento. Era come se tutto si fosse fermato. Eravamo pietrificati». Ma Enzo alla vita è rimasto aggrappato con tutte le sue forze. «E’ rimasto per nove anni in stato di minima coscienza. Significa che nonostante tutto riusciva a inviarci dei minimi segnali. E per noi ogni suo gesto, anche il più piccolo, significava un mondo».

Il ricovero alla San Pietro

Ogni gesto, ogni momento dei nove anni in cui Enzo è rimasto alla San Pietro (dove era giunto a fine 2012, dopo un periodo trascorso alla Zucchi di Carate) è impresso nella loro memoria, «dalla prima volta in cui abbiamo varcato la soglia della struttura e ci siamo davvero resi conto che le nostre vite non sarebbero più state le stesse, fino agli abbracci che siamo riusciti a dargli, ai pomeriggi trascorsi insieme a lui. E lui sentiva la nostra presenza». Ogni giorno la famiglia D’Aguanno ha fatto la spola tra Mariano Comense e Monza, incrociando sulla loro strada persone che «hanno trattato Enzo come se fosse stato loro figlio e parliamo sia del personale della San Pietro che dei medici dell’ospedale di Lecco, ma purtroppo anche operatori di altri nosocomi che ci hanno fatto piangere, che si sono comportati come se non si rendessero conto che Enzo era una persona».

Solo il Covid ha, per forza di cose, interrotto momentaneamente le visite quotidiane. «Per i primi tre mesi lo abbiamo visto grazie alle videochiamate, poi la struttura si è organizzata per fare in modo che, con tutte le precauzioni del caso potessimo comunque andarlo a trovare».

Per nove anni, Enzo ha lottato. Poi però, il sopraggiungere di un’infezione, ha aggravato la sua situazione. «Nelle ultime due settimane si vedeva che era diverso, che soffriva molto». Il giorno in cui Enzo ha chiuso gli occhi per sempre, lunedì 29 marzo, tutta la sua famiglia era lì con lui. «Lo abbiamo abbracciato e accompagnato fino al suo ultimo respiro. Ora il mio Enzo è tornato libero», ha detto la madre con la voce spezzata dalle lacrime.

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