Cronaca
Rischio siccità

Nel Comasco arriva la pioggia ma non basta, alto il livello di siccità: il lago a -27%

Le precipitazioni sono praticamente dimezzate e a forte rischio i raccolti di frutta e verdura. Le temperature registrate sono le più calde dal 1800.

Nel Comasco arriva la pioggia ma non basta, alto il livello di siccità: il lago a -27%
Cronaca Como città, 20 Aprile 2020 ore 13:35

Finalmente questa mattina, lunedì 20 aprile 2020, è arrivata la tanto desiderata pioggia; tuttavia non basta ad abbassare il livello di siccità registrato in questo ultimo periodo e l'allarme è ancora alto. La problematica coinvolge tutta l'Italia e addirittura il Po ha raggiunto i livelli di Ferragosto.  A lanciare l'allarme per il Comasco è Coldiretti Como-Lecco che annuncia il -27% del Lago di Como.

Nel Comasco arriva la pioggia ma non basta; alto il livello di siccità

Con il fermo delle attività industriali per evitare i contagi da Covid-19, il Po non è mai stato così limpido con un livello idrometrico sceso a -2,7 metri al Ponte della Becca basso come a metà agosto secondo il monitoraggio della Coldiretti dal quale si evidenziano anomalie anche nei grandi laghi del nord che hanno percentuali di riempimento, registrate nei giorni scorsi, dal 24% di quello di Como al 27% dell’Iseo fino al 54% del Maggiore.

“L’andamento anomalo delle precipitazioni – commenta il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi – conferma i cambiamenti climatici in atto che si manifestano con la più elevata frequenza di eventi estremi e sfasamenti stagionali che sconvolgono i normali cicli colturali ed impattano sul calendario di raccolta e sulle disponibilità dei prodotti che i consumatori mettono nel carrello della spesa. L’anno scorso, nelle province di Como e Lecco è stato un disastro, con i ripetuti fenomeni alluvionali in Valsassina e, ancor prima, le piogge che hanno messo in ginocchio l’apicoltura. Nel comprensorio lariano abbiamo avuto continue inversioni termiche e grandinate fino a settembre inoltrato, con ripercussioni pesanti per diverse colture”.

Il rischio per l'agricoltura

La mancanza o scarsità di acqua danneggia fortemente i raccolti e mette in grave difficoltà gli agricoltori che devono necessariamente correre ai ripari. La siccità è diventata l’evento avverso più rilevante per l’agricoltura con i fenomeni estremi che hanno provocato in Italia danni alla produzione agricola nazionale, alle strutture e alle infrastrutture per un totale pari a più di 14 miliardi di euro nel corso di un decennio.

"Per cercare di salvare le coltivazioni gli agricoltori – precisa la Coldiretti – in diverse aree del Paese sono stati addirittura costretti ad intervenire in molti casi con le irrigazioni di soccorso per i campi di mais e barbabietola affinché riescano a germogliare, mentre frumento, pomodoro da industria, ortaggi ed erba medica sono già in stress idrico. Ma se non ci sarà un profondo cambiamento a breve, con adeguate precipitazioni, mancherà in molte aziende l’acqua necessaria per la crescita delle colture con un rischio per le forniture alimentare del Paese in un momento di riduzione degli scambi commerciali per effetto dell’emergenza coronavirus".

La situazione generale in Italia

Il monitoraggio della Coldiretti sulla base dei dati Isac Cnr relativi al primo trimestre dell’anno rivela dunque fiumi in magra al nord ed invasi svuotati nel mezzogiorno che mettono a rischio i raccolti e la stabilità dei prezzi in un mercato alimentare segnato dall’emergenza coronavirus.

“In un Paese comunque piovoso come l’Italia che per carenze infrastrutturali trattiene solo l’11% dell’acqua, occorre un cambio di passo nell’attività di prevenzione”, dichiara il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “bisogna evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza con interventi strutturali".

"Il primo passo è “la realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica”, ma allo stesso tempo – continua Prandini – “serve un piano infrastrutturale per la creazione di piccoli invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n’è poca ai fini di regimazione della acque, irrigui, ambientali e dell’accumulo/produzione di energia idroelettrica. Servono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, campagne di informazione ed educazione sull’uso corretto dell’acqua, un impegno per la diffusione di sistemi di irrigazione a basso consumo, ma anche ricerca e innovazione per lo sviluppo di coltivazioni a basso fabbisogno idrico”  conclude Prandini.

 

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