Servono soluzioni

Sgombero all’ex scalo merci. Como senza frontiere: “Qualcuno verrà accolto nei dormitori, ma gli altri?”

"Le istituzioni, così come la cittadinanza intera, hanno il dovere di mobilitarsi per trovare in tempi brevi le soluzioni più idonee".

Sgombero all’ex scalo merci. Como senza frontiere: “Qualcuno verrà accolto nei dormitori, ma gli altri?”
Cronaca Como città, 02 Dicembre 2020 ore 17:06

Questa mattina, mercoledì 2 dicembre 2020, c’è stato lo sgombero all’ex scalo merci di Como, non lontano dalla Stazione Como San Giovanni. Quel luogo, nel tempo, era diventato rifiugio di decine di persone senza fissa dimora. L’area infatti, come da programma, verrà riqualificata. Dopo la demolizione dei capannoni esistenti, ci sarà la realizzazione di un albergo con circa 150 camere, una struttura destinata alla ristorazione di 850mq, la realizzazione di 396 posti auto, di 29 stalli sosta pullman, di 36 stalli per biciclette e 18 per motocicli che saranno integrati in una zona verde facilmente fruibile ed accessibile da tutta la popolazione (QUI I DETTAGLI DEL PROGETTO). 

Sgombero all’ex scalo merci. Como senza frontiere: “Qualcuno verrà accolto nei dormitori, ma gli altri?”

Tra chi aveva trovato in quell’area un rifugio, qualcuno riuscirà a trovare riparo nei dormitori. Non tutti però. Como senza frontiere analizza la situazione e chiede a gran voce un intervento al Comune.

“È risaputo in tutta la città che quel capannone non lontano dalla Stazione di Como San Giovanni ospitava da tempo (da anni, addirittura) persone davvero spinte in fondo alla scala sociale, ultime tra gli ultimi, esattamente come si sapeva che quel capannone sarebbe stato prima o poi demolito.
Eppure si è atteso l’intervento delle ruspe, che stamattina incombevano, enormi, poco lontano dal capannone, senza predisporre nessuna soluzione alternativa. Nelle ultime ore, si è saputo che qualche persona verrà accolta nei dormitori aperti, ma per altre la soluzione è ancora da trovare… mentre è evidente la totale assenza del Comune di Como che pure dovrebbe prendere in carico questa situazione di estremo disagio (ancora in tarda mattinata nessuno dell’Assessorato alle Politiche sociali era presente in loco, mentre era ben visibile la Polizia locale).
Quel “rifugio” non può essere in alcun modo rimpianto (era a tutti nota la gravità della situazione ambientale e sanitaria), ma non può essere ignorata la necessità di trovare risposte non episodiche, non emergenziali ai diritti umani fondamentali e alle esigenze di sopravvivenza.
La situazione questa mattina era tranquilla anche per l’opera di chi per attivismo e volontariato si faceva carico di provare a ridurre il danno e di mediare la gravità della situazione.
Ma tutto ciò non può e non deve bastarci.
Le istituzioni – così come la cittadinanza intera – hanno il dovere di mobilitarsi per trovare in tempi brevi le soluzioni più idonee, mettendo definitivamente da parte l’illusione che questi problemi si possano nascondere o anche parzialmente risolvere volta per volta.
È indispensabile un piano di intervento per il disagio sociale e per le gravi fragilità che si vanno sempre più diffondendo, rispettoso delle persone e dei loro inalienabili diritti.
È in gioco, una volta di più, il futuro di una città civile”.

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