Cronaca

Sos caldo negli alveari lariani: con le alte temperature addio a un vaso di miele su tre

Sos caldo negli alveari lariani: con le alte temperature addio a un vaso di miele su tre
Cronaca Como città, 22 Maggio 2022 ore 17:14

Sos caldo negli alveari lariani:  le alte temperature stressano le api limitando l’attività di raccolta del polline e aggravando una situazione che nell’ultimo anno ha visto dire addio a un vaso di miele italiano su tre proprio per effetto dei cambiamenti climatici: Sei gli eventi estremi al giorno tra siccità, incendi, bombe d’acqua e gelo, che hanno compromesso pesantemente la vita nelle arnie lariane, dove la produzione di miele di acacia, millefiori e castagno (oltre a varietà come il tiglio) rappresenta una preziosa identità produttiva per il territorio.

Sos caldo negli alveari lariani: con le alte temperature addio a un vaso di miele su tre

Sono dati allarmanti che emergono  dall’analisi di Coldiretti Como Lecco in occasione della Giornata mondiale delle api proclamata dall'Onu: se la siccità penalizza le fioriture limitando la disponibilità del polline, il caldo incide sulla stessa attività delle api che – spiega Coldiretti Como Lecco – riducono la produzione di miele.

Il risultato delle bizzarrie climatiche è un raccolto Made in Italy al di sotto dei 12,5 milioni di chili, tra i più bassi degli ultimi decenni, mentre le importazioni di prodotto dall’estero sono ulteriormente aumentate in quantità del 22% nei primi due mesi del 2022, secondo un’analisi della Coldiretti interprovinciale  su dati Istat, dopo che nel 2021 avevano raggiunto il valore di 24 milioni di chili (+15%).

Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre – consiglia Coldiretti Como Lecco – verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti.

La parola Italia deve essere presente per legge sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale (Es. Miele italiano) mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’unione Europea, l’etichetta – continua la Coldiretti lariana – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della Ue” indicando il nome dei Paesi (ad esempio, se viene da Italia e Ungheria sul barattolo dovrà esserci scritto Italia, Ungheria); se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della Ue” con il nome dei Paesi, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della Ue”, anche qui con l’indicazione dei nomi dei Paesi.

In Italia – precisa la Coldiretti – si consuma circa mezzo chilo di miele a testa all’anno, sotto la media europea che è di 600 grammi ma un terzo rispetto alla Germania. Il Belpaese però vince in biodiversità con più di 60 varietà protagoniste nel primo salone dei mieli d’Italia aperto a Roma dalla Coldiretti.

Si va dai mieli a Denominazione di origine protetta Dop a quelli speciali come il miele di alta montagna a diverse altitudini arrivando fino a quote molto alte “inseguendo” – continua Coldiretti - la variegata fioritura dei pascoli alpini.

Secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati del rapporto dell’Osservatorio nazionale miele in Italia ci sono 1,5 milioni di alveari curati da circa 73mila apicoltori dei quali oltre 2 su 3 sono hobbisti che producono per l’autoconsumo. In crescita la presenza di giovani con le aziende apicole condotte da under 35 che sono aumentate del 17% negli ultimi cinque anni secondo un’analisi Coldiretti su dati Unioncamere.                                                                 

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