Cronaca

Teatro Sociale di Como: la nuova presidente Fedora Sorrentino si racconta. INTERVISTA

Da pochi giorni è la nuova presidente del Sociale di Como. Fedora Sorrentino racconta questo momento della sua carriera e del teatro in una intervista.

Teatro Sociale di Como: la nuova presidente Fedora Sorrentino si racconta. INTERVISTA
Cronaca 11 Ottobre 2017 ore 10:00

Il 3 ottobre il consiglio d'amministrazione del Teatro Sociale di Como ha scelto il proprio nuovo presidente. La scelta è caduta su Fedora Sorrentino, per dieci anni ad AsLiCo in qualità di direttrice della produzione. Dopo un'importante esperienza al San Carlo di Napoli, la Sorrentino è pronta per una nuova sfida e lo racconta al Giornale di Como in una intervista esclusiva.

Presidente, come è nata la sua passione per il teatro?

"Da piccola frequentavo delle lezioni di danza e la mia insegnante raccontava di come spesso restassi incantata di fronte al pianista che ci accompagnava. Un giorno - mi raccontavano i miei genitori - sono tornata a casa dicendo che non volevo più fare danza bensì studiare pianoforte. Da adolescente uno zio mi ha accompagnato in teatro a vedere un’opera e da quel momento mi sono innamorata del teatro. A 16 anni ho cominciato ad accompagnare i cantanti con il pianoforte e, dopo il diploma, sono diventata pianista collaboratore al teatro Rendano di Cosenza, la mia città. La mia vera formazione però è stata all'Accademia della Scala, due anni intensi. Dopo i dieci anni ad AsLiCo sentivo che era arrivato il momento per me per una nuova esperienza. I primi mesi al San Carlo ero molto disorientata ma sarebbe stato per me impossibile accettare il ruolo di presidente di AsLiCo se non avessi lavorato in una realtà così importante".

Quali sono secondo lei i punti di forza e quelli deboli del Sociale in questo momento?

"Tra i punti di forza c’è sicuramente tutta la parte 'education' e della formazione che poi è il cuore della produzione AsLiCo. Siamo un po’ dei talent scout e ci siamo prefissi, come mission, quella di formare i giovani. Quel che è certo è che si tratta di una forma mentis che va allargata a chiunque lavora nel nostro teatro, non solo tra gli artisti. D’altra parte in questo momento non credo ci siano punti deboli, siamo un teatro in crescita. Quello che possiamo e dobbiamo fare ora è esportare i nostri modelli vincenti, diffondere la nostra cultura e quello che sappiamo fare".

Come sogna il Sociale alla fine del suo mandato?

"Sogno un teatro che abbia contemporaneamente due stagioni teatrali, una nel teatro fisico in città e una in tournée".

In tempo di crisi come è possibile portare le persone in teatro?

"In questo momento il Sociale non ha il problema di dover portare la gente in teatro, l’affluenza è buona, ma si tratta di un tema generale per tutti i teatri. Credo che dipenda molto dalla qualità del prodotto offerto. Una qualità che non deve soffrire dell’iperattività della produzione. Oggi i teatri devono essere sempre aperti, alzare moltissimo il sipario, ma con questo non deve rimetterci la qualità. Inoltre credo che un teatro debba offrire molta varietà di proposte e per questo la programmazione è fondamentale. E poi ogni tanto - come con l'opera Ettore Majorana - bisogna avere il coraggio di fare qualcosa di difficile e fuori dagli schemi, che incuriosisca".

Stephanie Barone

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