Cronaca

Tre casi di truffa dello specchietto: denunciato un 46enne

Dai Carabinieri arriva il monito a non cadere in raggiri di questo tipo. Ecco come riconoscerli.

Tre casi di truffa dello specchietto: denunciato un 46enne
Cronaca Como città, 14 Luglio 2018 ore 13:16

Nuovi casi di truffa dello specchietto. Le vittime hanno denunciato dopo aver letto sulla stampa di casi simili.

Truffa dello specchietto: bottino da 620 euro

I Carabinieri della Stazione di Como hanno deferito in stato di libertà per truffa un uomo, classe 1972 e residente a Milano. A quest'ultimo infatti è imputato di aver inscenato, a partire dal mese di gennaio, tre finti sinistri stradali a seguito di contatto con lo specchietto retrovisore esterno dell’autovettura condotta dalle vittime. Con dei raggiri si è fatto consegnare la somma contante di 250, 200 e 170 euro a titolo di risarcimento per la rottura del telefono cellulare caduto durante il contatto. Solo poche settimane fa i militari della stazione comasca avevano fermato un altro truffatore che utilizzava lo stesso metodo. Questa è però solo una delle tante messe in pratica da gente senza scrupoli.

Altre truffe in cui non cadere

Tra le truffe più frequenti, si registrano:
Truffa del c.d. “FALSO NIPOTE”, perpetrata secondo le sottonotate due modalità:
− la vittima viene contattata telefonicamente da una persona che, dopo averle carpito abilmente informazioni riguardanti la propria sfera privata, si fa credere un nipote o un parente lontano che vive altrove e non vede da diverso tempo. Una volta stabilito questo legame affettivo, il truffatore manifesta l’impellente bisogno di denaro spingendo la vittima ad effettuare immediatamente un prelievo di denaro accompagnata da un complice che raggiunge, nell’immediatezza, l’abitazione della vittima;

− due uomini a bordo di un veicolo avvicinano la vittima, persona anziana, sulla pubblica via e, dopo averla avvicinata con modi garbati presentandosi come addetti alla consegna, le mostrano un pacchetto affermando di aver un computer ordinato dal figlio/nipote. In alcuni casi i malviventi hanno finto di prendere contatti con il nipote dell’anziano per validare il racconto. Fanno quindi salire l’anziano sulla loro auto e lo accompagnano a prelevare i soldi necessari per pagare la consegna del pacchetto. Una volta ottenuto l’indebito pagamento consegnano all’anziano un pacchetto che contiene oggetti di scarso valore.

Truffa dei cc.dd. “FALSI FUNZIONARI”: è il tipo di truffa perpetrata con maggior frequenza. I malviventi accedono alle abitazioni delle anziane vittime qualificandosi come:

operatore comunali o delle aziende fornitrici dei servizi di erogazione di acqua, luce o gas, con il pretesto della lettura dei contatori o di verificare se si effettua la raccolta differenziata;
− funzionari INPS o dell’Agenzia delle Entrate, con il pretesto di dover controllare la posizione pensionistica o contributiva;
− assistenti sociali, con il pretesto di dover valutare le condizioni di salute o di vita dell’utente;
− funzionari del Catasto, con il pretesto di dover misurare l’appartamento;
− dipendenti dell’acquedotto comunale che accedono in casa di anziani accompagnati da complici, spesso indossando delle casacche rifrangenti, con la scusa del controllo al rubinetto per verificare eventuali perdite alle tubature. Nell’abitazione, il tecnico armeggia sul rubinetto (senza farsi notare dall’anziano, distratto dal complice, spruzza da una bomboletta del gas) e poi riferisce della perdita di gas, consigliando all’anziano di riporre in un sacchetto denaro e monili all’interno del frigorifero, in quanto la riparazione prevede l’utilizzo di una sostanza che potrebbe danneggiare gli oggetti di valore. Dopo poco, il tecnico si allontana rassicurando il cliente. All’anziano non rimane che constatare l’ammanco dei soldi e gioielli dal frigo, verosimilmente asportati dal complice del tecnico all’atto della riparazione;

Truffa del c.d. “FINTO CARABINIERE”, commessa con le sottonotate modalità molto simili:
− una coppia di truffatori, quasi sempre un uomo e una donna, riesce ad avere accesso all’abitazione dell’anziana vittima presentandosi la donna, come dipendente comunale ed in quanto tale si fa accompagnare nell’appartamento con il pretesto di effettuare dei controlli sullo smaltimento dei rifiuti, mentre l’uomo, che giunge poco dopo, come maresciallo dei carabinieri che necessita di effettuare un sopralluogo a seguito di furti avvenuti poco prima nella zona. L’anziano, solo in casa, con due estranei ed incalzato dal finto maresciallo che gli rivolge insistenti domande, si fa facilmente distrarre, consentendo così alla finta dipendente comunale di impossessarsi del contante e dei
gioielli per poi fuggire con il complice;
− i malviventi si presentano come carabinieri e, dopo aver avuto accesso all’abitazione, fingono un precedente furto ai danni della stessa vittima riferendo di aver arrestato un gruppo di nomadi con refurtiva della quale devono accertare la provenienza. Con tale pretesto si fanno mostrare dall’ingenua vittima il denaro ed i preziosi tenuti in casa che vengono quindi facilmente asportati;
variante del “FALSO AVVOCATO”: i malfattori contattano telefonicamente le vittime chiedendo loro denaro, quale risarcimento per asseriti incidenti stradali o al fine di oblare eventuali contravvenzioni al C.d.S. o, ancora, per procedere al risarcimento in sede civile dei danni causati da un loro familiare, asseritamente in “stato di fermo”presso Reparti dell’Arma. I malviventi spiegano alla vittima che il familiare potrà essere posto in libertà solo in seguito al pagamento di una somma da consegnare nelle mani di un sedicente avvocato.

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