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Treni soppressi: i pendolari scrivono nuovamente a Trenord

Il comitato viaggiatori e pendolari lombardi scrive nuovamente a Trenord.

Treni soppressi: i pendolari scrivono nuovamente a Trenord
Cronaca 06 Luglio 2017 ore 14:38
Non si è fatta attendere la controrisposta dei pendolari a Trenord sulla spinosa questione dei treni soppressi. La protesta del comitato viaggiatori e pendolari lombardi continua anche dopo il comunicato dell’azienda dei trasporti.

Treni soppressi, i pendolari scrivono

“Il precipitoso comunicato di Trenord nel tentativo di rispondere in affanno alle critiche sul servizio mette a segno una serie di auto-goal che non fanno che confermare i problemi evidenziati dal coordinamento” con questa parole inizia la lettera firmata dai rappresentanti dei viaggiatori. Sulle soppressioni registrate tra l’11 e il 25 giugno Trenord aveva giustiticato la situazione parlando di un problema legato solo alle flotte più vecchie. “Strano – dicono i pendolari – che sia solo un problema di materiale vetusto e non di manutenzione perché le linee diesel hanno fermi quasi  tutti i GTW, i treni più nuovi della flotta. Problema “temperatura” peraltro difficile da sostenere, in una regione nella quale non è infrequente superare i 30° durante i mesi estivi, e per cui è normale che l’asset aziendale sia dimensionato per poterlo gestire. Allora c’è qualche problema di manutenzione”.

Chiusura linee, manutenzione e mancanza di personale

Sul tentativo di chiusura e auto-sostituzione di 9 linee: “Allora è vero che l’aria condizionata sui treni non funziona, e che il fornitore di servizi ferroviari sta unilateralmente proponendo di privare completamente il servizio ferroviario ai cittadini su intere linee ferroviarie lombarde, in palese contraddizione con un Contratto di Servizio che vede Regione Lombardia nel ruolo di programmatore, e non lascia appositamente margine all’azienda per effettuare autonomamente questo tipo di inziative che risultano alla fine lesive nei confronti dei Clienti (al di là dell’aria condizionata, un viaggio in autobus è sempre più disagevole e lungo rispetto ad uno in treno, e tipicamente non è in grado di garantire alcuna coincidenza, ragioni per cui la stessa Clientela da anni è compatta nel chiedere di mantenere sempre il servizio su ferro ed evitare quando possibile la sostituzione con autobus)”.

Sul tema manutenzione, Trenord sosteva che le ore/uomo totalizzate alla fine del 2017 dalla manutenzione Trenord fossero circa l’8,5 % in più rispetto a quelle del 2016. Mentre i pendolari spiegano: “Nulla da eccepire sul numero, ma il tema è l’efficacia ed il risultato che sui treni si percepisce tutti i giorni. Se è vero che sono state fatte moltissime soppressioni a causa di guasti al materiale rotabile e che l’aria condizionata non funziona, non se ne può che derivare che nonostante l’apertura del deposito di Camnago l’azienda non è riuscita a garantire una manutenzione sufficiente a prevenire i problemi”.

Sulle cancellazioni concentrate nei periodi di vacanze che i pendolari attribuiscono ad una mancanza di personale Trenord aveva spiegato che era totalmente errato fare questa connessione, precisando però di essere in procinto di fare 200 nuove assunzioni. “Come dire – scrivono i pendolari – il personale non manca ma stiamo assumendo 200 persone”. Ma allora il personale manca. Mancano appunto 200 persone per coprire i turni”.

“Pensate alla soluzione dei problemi, non ai comunicati”

Così si chiude la lettera: “Insomma, sembra che nonostante il tentativo di “nascondere” l’evidenza dietro a qualche affermazione, anche i dati forniti e le reazioni dimostrino che – pur non avendo a disposizione i dati ufficiali di Trenord – la Clientela non aveva torto nel sollevare quei problemi che alla luce di queste considerazioni appaiono più che fondate. Infine, auspichiamo che le risorse di Trenord vengano d’ora in avanti orientate al tentativo di soluzione dei problemi reali, anziché all’architettura di un sistema di replica alle sofferenze dei viaggiatori che esprimono in effetti il “termometro” della situazione reale. Più fatti e meno parole, insomma”.

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