criminalità

Usura a Como, tre arresti: tassi fino al 600% e immobili ipotecati per almeno 10 vittime

L'indagine della Guardia di Finanza partita dalle dichiarazioni di Bruno De Benedetto, arrestato l'anno scorso per bancarotta.

Como città, 09 Novembre 2020 ore 11:39

Un nuovo filone d’inchiesta si è concretizzato un anno dopo l’arresto del noto commercialista comasco Bruno De Benedetto, tra i 34 fermati nella maxi inchiesta della Procura di Como su finte cooperative, turbative d’asta, bancarotta fraudolenta. Proprio dagli interrogatori al De Benedetto infatti è venuta a galla anche una fitta rete di usura sul territorio comasco che cercava tra i propri “clienti” imprenditori e professionisti in difficoltà.

Usura a Como, tre arresti

Questa mattina all’alba quindi il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Como ha dato esecuzione ad una ordinanza di applicazione di misure coercitive emessa dal Giudice per le indagini preliminari nei confronti di 3 indagati. Due sono in carcere: Paolo Barrasso, 59 anni, dipendente di una società cooperativa a mutualità prevalente, già in servizio presso l’infrastruttura ferroviaria di Como-Ponte Chiasso e Gabro Panfili, 74 anni, pensionato, entrambi con precedenti per reati contro il patrimonio. Il terzo arrestato, Giovanni Gregorio, 82 anni, pensionato, è invece ai domiciliari.

I tre sono accusati (non in concorso tra loro) di usura ai danni di De Benedetto, avendogli prestato, in un arco temporale di almeno quattro anni, somme di denaro e pretendendo tassi di interesse annui oscillanti tra 80% e 600%, approfittando delle difficoltà del De Benedetto nel periodo in cui quest’ultimo era fortemente indebitato nei confronti dell’erario e stava affrontando lo stato di decozione in cui versavano le imprese a lui riconducibili (“HOUDINI S.R.L.”, “KRUSTY S.R.L.”, “CHOPS S.R.L.” e “VILLA OLMO LAGO S.R.L.”), dai cui conti correnti sono stati in buona parte prelevati i capitali utilizzati per ripianare i debiti usurari o emessi gli assegni consegnati in garanzia ai tre indagati a fronte degli importi prestati.

L’usura ai danni di De Benedetto

Per il solo De Benedetto, i prestiti totali ammontano a un milione di euro. L’impegno alla restituzione ha riguardato 1.600.000 euro. Secondo il racconto del De Benedetto, nel momento di difficoltà un conoscente che era sentimentalmente legato a un’altra vittima dell’usura, lo ha messo in contatto con i tre indagati.

Più nel dettaglio, nel periodo compreso tra il 2015 e il 2019, Gregorio aveva concesso al commercialista comasco prestiti per un importo complessivo di 400mila euro ottenendo la restituzione di 600mila euro, comprensivi di interessi sino al 50% su base mensile (equivalenti al tasso annuale del 600%) corrisposti anche tramite emissione di assegni tratti sui conti correnti delle società gestite dal De Benedetto. Non solo lo aveva obbligato ad assumere, fittiziamente, presso la “KRUSTY s.r.l.” (da luglio 2016 a dicembre 2018) e la “AVENUE HOTEL s.r.l., una cittadina nigeriana al fine di permetterle di ottenere il permesso di soggiorno in Italia e a corrisponderle, sotto forma di retribuzione – senza che questa svolgesse alcuna attività ma con il solo scopo di occultare la natura usuraria degli obblighi imposti al De Benedetto.

Barrasso invece è accusato di avere prestato a De Benedetto, nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019, una somma complessiva di 300mila euro ottenendo la restituzione di 500mila euro, comprensiva di interessi sino al 20% su base mensile (equivalente al tasso annuale del 240%). Panfili invece è accusato di avergli prestato, tra il 2016 e il 2018, un importo complessivo di 150mila euro ottenendo la restituzione di 230mila euro, comprensivi di interessi pari al 6,67% su base mensile (pari al tasso annuale dell’80%).

Una rete più ampia

Le indagini della Guardia di Finanza hanno però permesso di capire che sono almeno 10 sono le persone, oltre a De Benedetto, che sono state indotte a rivolgersi agli indagati per ottenere prestiti. Grazie alle rispettive dichiarazioni rese da alcuni di questi la Procura di Como, guidata da Nicola Piacente, ha ricostruito il complesso contesto criminale in cui questi hanno operato. D’altra parte non sono mancate vittime dell’usura che hanno minimizzato i rapporti con gli indagati.

Panfili è accusato di una serie di episodi di usura caratterizzati dall’applicazione di tassi di interesse annui individuati del 13,7%, del 20%, del 23% ai danni di altri tre debitori (tra questi la titolare della gestione di una casa vacanze). In due casi, i prestiti sono stati garantiti dai debitori con la concessione di un’ipoteca volontaria su di un immobile a Nesso per un valore di 60mila euro, con l’impegno alla restituzione in 120 rate da 500 euro ciascuna a fronte di un prestito di circa 26mila euro e con la concessione di un’ipoteca volontaria di 100mila euro – a fronte di un prestito di pari importo – iscritta su di un’abitazione di Como successivamente trasferita dall’usurato in favore di una delle figlie di Panfili nell’aprile del 2012 in base ad una vendita simulata per un corrispettivo di 173mila euro:  non è infatti mai stato versato in quanto l’assegno bancario emesso dall’acquirente è risultato non negoziato ed annullato per distruzione.

Nel terzo caso, a fronte di un prestito di 60mila euro, il Panfili otteneva dal debitore il trasferimento in favore di una delle proprie figlie del diritto di proprietà di un immobile a Capiago Intimiano del valore di 152.900, simulando il pagamento della differenza, pari a 92.900 euro, con l’emissione di un assegno bancario mai incassato. Stipulava altresì con il debitore un accordo di riacquisto dell’immobile, nel termine di 5 anni, mediante versamento di 60 rate mensili da 400 euro ciascuna e di una rata finale di 128.600 euro.

Su Barrasso pende inoltre l’accusa di usura ai danni dell’amministratore unico della PARVA S.R.L. e del compagno di questa per avere preteso, a fronte di un prestito di 80mila euro, interessi pari a oltre il 19% annuo. L’indagato si faceva trasferire dai debitori, titolari di un bar, il diritto di proprietà di un immobile ad Argegno, per un corrispettivo di 153mila euro, concordando con i predetti il successivo riacquisto per il corrispettivo di 265mila euro; il medesimo immobile era contestualmente concesso in locazione a soggetti giuridici riconducibili ai venditori per un canone mensile di 1.200 euro versato per 65 mensilità e giugno 2016, la PARVA s.r.l. aveva riacquistato il predetto immobile per un corrispettivo di 265mila euro.

La Procura di Como ha accertato che altre situazioni debitorie sono state ripianate con la cessione di immobili siti in varie località (Inverigo, Alzate Brianza, Cadorago) ma per queste non si è raggiunta la prova della applicazione di tassi usurari.

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