Dal Giornale di Erba

Vince con il cuore: la lotta di Alvaro Colombo, sopravissuto a un infarto STORIE SOTTO L’ALBERO

Il Giornale di Erba regala ai lettori di PrimaComo.it le più belle storie raccontate nel corso del 2020 sulle pagine del nostro settimanale.

Vince con il cuore: la lotta di Alvaro Colombo, sopravissuto a un infarto STORIE SOTTO L’ALBERO
Cronaca Canturino, 25 Dicembre 2020 ore 16:00

“C’è stato un istante, pochi secondi, nel quale mi sono accorto che forse stavo per morire. In quel momento ho visto una luce forte, un tunnel con in fondo la mia cagnolina Giulia che seduta mi guardava e mi aspettava. D’un tratto lei se n’è andata e io non ho più visto nulla. È come se fossi tornato indietro da quel tunnel. Con questo voglio solo dire che, al di là di tutte le disgrazie che ciascuno può trovarsi a vivere, dobbiamo cercare di essere felici perché al di là di questo mondo qualche cosa c’è, anche se non so cosa. Lo racconto io, che non sono mai stato uno che ha creduto a queste storie”.

Alvaro Colombo, 59 anni, la morte l’ha vista da vicino. Mercoledì 1 luglio è stato colto da un infarto che poteva essergli fatale. Nel giorno del suo rientro al lavoro in Comune, dove è impiegato nel settore Cultura, si trovava nei pressi di via Matteotti quando ha accusato il malore. L’arrivo dell’ambulanza, il trasporto in elisoccorso all’ospedale di Circolo di Varese, la vita appesa a un filo. Ma la forza vitale di questo canturino è stata tale, che è riuscito a superare questo drammatico momento. Lunedì 24 agosto è stato dimesso dopo quasi due mesi di ricovero e due operazioni.

Alvaro Colombo: dalla tenera età, musica e sport contro le difficoltà

Eppure di difficoltà Alvaro Colombo ne ha dovute affrontare fin da bambino.

“Avevo 21 mesi quando sono andato a giocare lungo i binari del treno. Era il 31 agosto del 1962. All’epoca vivevo alla Cascina dei prati, in direzione di via per Intimiano. In quel momento è passato un convoglio che mi ha tranciato un braccio”.

Come ha vissuto da bambino quell’incidente?

“Non è stato facile. Le cure erano dolorose e stavo in ospedale per lunghi periodi. Per questo motivo ho perso due anni alle scuole elementari. Nel 1972 hanno provato anche un trattamento per l’allungamento dell’osso, che però non è andata a buon fine. Ricordo che ero stato in ospedale per sei mesi”.

Malgrado l’incidente ha affrontato la vita come se la disabilità non ci fosse.

«Ho sempre cercato di fare tutto quanto mi era possibile e al meglio. Per esempio ho praticato tantissimi sport, anche a buon livello. Dal nuoto alla bicicletta, allo sci sino al calcio…».

Ha fatto anche un provino per l’Inter…

“Avevo 13 anni. È stato un regalo che all’epoca mi fece Enea Corbetta, che faceva parte della dirigenza della squadra dove giocavo. Mi dissero subito che non avrei potuto giocare nei campionati professionistici per l’idoneità fisica. Ma fu comunque una bella esperienza, nella quale ho conosciuto anche Mario Corso”.

Comunque a pallone poi ha sempre giocato.

“Certamente, nelle categorie più basse ovviamente, sino alla Promozione. Mi sono tolte diverse soddisfazioni. Tra queste anche quella di giocare a pallacanestro…”.

In quale circostanza?

“Un anno ho vinto il torneo dei bar. Ero in squadra tra gli altri con Carlo Recalcati. Io ero il secondo playmaker. Quell’anno eravamo fortissimi…”.

Sport, ma anche musica…

“Il mio hobby è sempre stato fare il dj. Lo faccio da quando avevo 20 anni. Ho iniziato nelle discoteche e poi nei locali. Negli anni Ottanta conoscevo tanti del settore. Una sera ho messo un po’ di musica persino al Byblos di Riccione”.

La resilienza di Alvaro: “Ho sempre messo grinta e tutto me stesso”

Non si è mai tirato indietro dalle sfide?

“No, mi piace affrontarle. Spesso ho sfidato anche, diciamo, i normodotati. Non sono un campione, ma ho sempre messo grinta e tutto me stesso per fare bene”.

La sfida più difficile però l’ha giocata con il suo cuore.

“Ho avuto un infarto 10 anni fa, proprio mentre stavo giocando a calcio. Purtroppo i medici me lo hanno detto subito. A fronte di ottime fibre muscolari, ho delle pessime arterie coronariche, che aumentano il rischio di infarti”.

Poi come è proseguito il suo percorso?

“Sono stato operato a Desio. Mi hanno aperto un’arteria e collocato uno stent. Ho ripreso a fare tutte le mie attività, smettendo anche di fumare”.

A luglio il secondo infarto: “Mi ha salvato lo stent applicato 10 anni fa”

Poi è arrivato il primo giorno del mese di luglio. Cosa è successo?

“Sono tornato al lavoro dopo il blocco legato al Covid l’1 luglio. Mentre stavo salendo verso via Matteotti, facendo via dei Pizzi, ha iniziato a mancarmi l’aria e ho cominciato a sudare sulla schiena. Stavo per cadere a terra”.

Ha capito subito che stava avendo un infarto?

“Sì. Con l’aiuto di un amico sono riuscito ad arrivare alla Farmacia Centrale e lì mi sono accasciato al suolo con dolori fortissimi alla schiena”.

Poi cosa ricorda di quei momenti?

“In realtà ho saputo solo successivamente la mia reale condizione, quando ho parlato con il medico”.

Cosa le ha detto?

“Che avevo tutte le arterie principali ostruite e che per alcuni secondi ero praticamente morto. Mi ha salvato, ha detto il medico, lo stent che mi era stato applicato 10 anni fa. Partendo da quello è riuscito a far scoppiare tutti i trombi che avevo nelle arterie. Senza quello stent sarei probabilmente morto”.

Cosa è successo dopo?

“Sono stato operato e mandato in Terapie intensiva. Ero praticamente immobilizzato in posizione supina con delle canule che mi avevano messo nelle gambe. In quei giorni sono stato anche defibrillizzato perché il cuore improvvisamente ha aumentato i battiti in maniera pericolosissima”.

Negli ultimi giorni è stato operato una seconda volta?

“In realtà prima ho preso pure una polmonite… che i medici hanno guarito. Poi ho iniziato la fisioterapia, con esercizi che mi hanno rimesso in piedi. Infine mi è stato applicato un defibrillatore, che ha la funzione di compensare l’eventuale disfunzione del mio cuore. L’apparecchio è costantemente monitorato dai medici dell’ospedale. Mi è stato detto, però, che se dovessi sentire una forte scarica elettrica, devo chiamare subito l’ambulanza”.

Ora come ripartirà?

“Prima devo recuperare la condizione fisica. In questi due mesi ho perso 10 chili. Poi vorrei riprendere anche a fare attività sportiva, naturalmente compatibilmente a ciò il mio cuore più reggere”.

Ha mai avuto paura?

“Non averla è impossibile. Ma in tutta la mia vita non ho mai permesso che la paura mi impedisse di fare quello che mi piaceva. E neppure questa volta ci riuscirà”.

(Giornale di Erba, sabato 29 agosto 2020)

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