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Dal ponte tibetano alle viste mozzafiato: alla scoperta del Parco regionale spina verde FOTO

Una passeggiata rilassante restando in provincia di Como, immersi tra storia e natura.

Dal ponte tibetano alle viste mozzafiato: alla scoperta del Parco regionale spina verde FOTO
Olgiate, 02 Giugno 2020 ore 14:06

Mille ettari di superficie che comprendono vari siti di grande valore storico-archeologico e naturalistico. Il Parco regionale Spina Verde di San Fermo della Battaglia è una bella idea per chi vuole immergersi in una bella passeggiata rilassante.

Dal ponte tibetano alle viste mozzafiato: alla scoperta del Parco regionale spina verde

Il Parco si estende sulla fascia collinare di Como, insinuandosi come un “spina” da est verso ovest. Dalla pianura Comasca si innalza fino al Sasso di Cavallasca (620 m) suoi territori di Como, San Fermo della Battaglia e Colverde. Facilmente raggiungibile a piedi, in bicicletta in macchina; la rete dei sentieri si sviluppa tra straordinari punti panoramici e di interesse naturalistico, siti di importanza archeologica, medievale e punti di ristoro. Non mancano aree attrezzate per percorsi ginnici o per il relax quotidiano. Ci sono poi visite guidate, escursioni, incontri ed eventi per ogni fascia di età, gruppi, famiglie e singoli escursionisti, che vogliono unire al piacere della scoperta storica la passeggiata a contatto con la natura.

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Il ponte tibetano

Partendo dalla località Maiocca a Cavallasca s’incontra, sulla sinistra la cancellata di confine, all’incrocio tra il sentiero 2 e 7. In quel punto si trovano le indicazioni per il sentiero 12 che scende nel bosco fino al cimitero di Monte Olimpino. Un’escursione particolarmente divertente e incuriosente i bambini perché offre spunti interessanti dal punto di vista naturalistico ma anche storico. Attraversando il bosco si giunge al bivio che a sinistra indica la scala del paradiso che va verso Ponte Chiasso. Se si prende la scala si scende a Monte Olimpino, mentre se si mantiene la destra si giunge al nuovo ponte tibetano che attraversa una piccola valletta. Percorrere il ponte, anche correndo, è come fare un piccolo giro in giostra. Dopo il ponte, si arriva ad un piccolo spiazzo e sulla sinistra si trovano due panchine di legno disposte in un piccolo belvedere dove si può fare una piccola sosta. Proseguendo verso la costa della montagna si inizia ad udire lontano il rumore dell’autostrada.

Ad un certo punto si trova l’ingresso di una galleria, identificata dalle scalette di legno che scendono verso il suo ingresso. Per attraversare la galleria è necessario avere con sé una torcia, c’è comunque il sentiero alternativo che scavalca la parte in galleria e accede direttamente alle scale che si trovano al suo termine. Usciti dalla galleria si ha uno sguardo sulla valle che porta a Monte Olimpino. Sulla destra si trova il nuovo camminamento nella roccia della montagna, realizzato e messo in sicurezza recentemente. Scendendo le scalette delimitate da tronchi di legno, ci si trova a ridosso della costa della montagna e camminando s’incontrano sulla destra tre camere che furono alloggiamenti di munizioni e mitragliatrici, create ad inizio secolo, servirono per il controllo dei confini durante la guerra. Tutte e tre le camere sono state resi accessibili, ripulite dal terreno e ora ci si può affacciare dalle finestre scavate nella roccia e provare ad immaginare a quale condizioni le persone al fronte furono chiamate. Il sentiero prosegue con una lunga scalinata che porta sino al cimitero di Monte Olimpino. Il sentiero 12 è particolare e unico nel suo allestimento all’interno del parco, oltre alla galleria, alle camere nella roccia e al ponte tibetano, nelle diverse stagioni si possono attraversare porte naturali formate dagli alberi e godere di un’atmosfera per certi aspetti magica.

Il ponte tibetano

Il punto panoramico del Pin Umbrela

Il Parco Spina Verde si caratterizza per essere un balcone panoramico a 360 gradi sul territorio circostante. Uno dei principali punti di vista è quello del Monte Sasso di Cavallasca. I due siti panoramici sono situati a 520 e a 607 metri sul livello del mare e si raggiungono partendo da Cavallasca o dai sentieri della dorsale e di Cardano. Dalla postazione del Monte Sasso è possibile notare da sinistra verso destra: la collina del Monte Goj – monte Tre Croci, la piana dei comuni di Cavallasca e San Fermo, sullo sfondo la cerchia morenica e la pianura padana; sulla destra la prosecuzione della collina del Parco verso Parè e Drezzo. Dalla postazione del Pin Umbrela, così chiamato perché in passato vi era un grosso esemplare di Pino, è possibile osservare in primo piano la collina di Cardina; in secondo piano il monte Bisbino (con Cernobbio, Maslianico, Rovenna e piazza Santo Stefano) e il primo bacino del Lago con la punta di Geno e Brunate in alto.

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Le trincee della Linea Cadorna

Nel complesso delle opere di fortificazione del Sasso di Cavallasca, la più importante dal punto di vista strategico – militare è il sistema delle trincee e di cunicoli del “fortino” del monte Sasso. La struttura è di elevato interesse turistico poiché si articola su più livelli e comprende più manufatti: la galleria centrale a “U” scavata nella roccia e realizzata come deposito di armi, viveri e luogo di riposo per i militari è circondata per 360° da un sistema complesso di trincee e camminamenti con numerosi punti di osservazione, piazzole per mortaio e mitragliatrici. Il tipo di fortificazione campale predominante nel complesso del “Fortino” è la trincea: di battaglia o di combattimento, rinforzata e di comunicazione. La trincea, scavata nel terreno, protetta da un parapetto in terra o in pietra e dotata di un fosso ricovero, deve adattarsi con facilità al terreno su cui viene costruita; disporsi con la faccia principale verso la probabile direzione di arrivo dell’avversario; non essere esposta al tiro d’infilata (tiro di fianco).

La chiesetta dei pittori

L’oratorio sorge in località Colombirolino in Cavallasca, costruito su un ripiano a mezza costa, sopraelevato rispetto alla strada, lungo il torrente Seveso. E’ di colore rosa, con quattro lesene gialle ai lati del portone d’ingresso. Tra queste, due nicchie blu movimentano la facciata che termina con frontone triangolare, al di sopra del quale si staglia un campanile a vela. I battenti della porta sono in rame e rappresentano San Rocco a cui è dedicata la chiesetta costruita nel 1857 e consacrata l’anno successivo su un luogo dove sorgeva un cappelletta elevata nel 1826 laddove erano sepolti i morti della peste del 1630 (descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi). Pare che dopo questa epidemia non ve ne furono più altre a Cavallasca da lì l’idea di costruire ex-voto la Chiesa. Il nome “dei pittori” deriva dal fatto che furono chiamati 14 diversi artisti, nel 1978, per decorare le 14 stazioni della Passione.

(Fonte informazioni, sito Parco Regionale Spina Verde) 

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