L'intervista

Memoria, dolore e impegno civile: “La presenza viva delle cose” è la sesta raccolta di Laura Garavaglia

Il volume, pubblicato il 9 gennaio 2020, sarà protagonista giovedì 10 dicembre di una diretta online.

Memoria, dolore e impegno civile: “La presenza viva delle cose” è la sesta raccolta di Laura Garavaglia
Cultura Como città, 03 Dicembre 2020 ore 14:45

“Questa mia raccolta può essere una piccola cosa per ripensare agli aspetti più significativi della nostra esistenza. Il momento di dolore che tutti abbiamo attraversato dovrebbe farci riflettere su quali siano i valori veri della vita, oltre che sull’ineluttabilità della morte, che abbiamo toccato con mano”.

Questo l’invito racchiuso nelle poesie di Laura Garavaglia, scrittrice e fondatrice de “La Casa della Poesia di Como“, nonché del “Premio Internazionale Europa in Versi“. Il suo sesto volume, dal titolo “La presenza viva delle cose” e disponibile in libreria dal 9 gennaio scorso, sarà protagonista il prossimo giovedì 10 dicembre di una diretta online, trasmessa sulla pagina Facebook e sul canale YouTube dell’associazione lariana, di cui saranno relatori la stessa autrice e Giovanni Tesio.

Edito da Puntoacapo e uscito in periodo pre-lockdown, il libro si adatta perfettamente alle criticità della pandemia: “Non vorrei dire che sia stata una pubblicazione quasi profetica, ma in questo periodo di emergenza sanitaria la raccolta potrebbe riportare l’attenzione dei lettori verso quelle realtà di guerra e miseria di cui forse ci siamo un po’ dimenticati, e che anche prima vivevamo come qualcosa che non ci riguardava. Dovremmo, invece, riconsiderare queste realtà umane e affrontarle in modo diverso”.

Laura Garavaglia e “La presenza viva delle cose”: la poesia come luogo del ricordo

Come spiega l’autrice, la sua ultima opera si differenzia, per certi versi, dalla produzione passata: “Per me, la poesia rappresenta un’attività di cui non posso fare a meno, un modo per incontrare gli altri e una forma di conoscenza della realtà e dell’oltre: è andare al fondo delle cose. Tutti i poeti, come gli scienziati, hanno sete di capire la realtà e le persone che li circondano; assorbono dagli altri gran parte della loro energia e allo stesso tempo offrono la loro vita attraverso la parola. La mia ultima raccolta si discosta in parte da questo filone, senza che ci sia, però, una frattura: rimane una linea di continuità, per mantenere una corrispondenza con il lettore”.

“Perché il titolo ‘La presenza viva delle cose’? – continua Laura – Perché le cose sono tutto ciò che ci circonda, e in questo caso ho voluto legarle al ricordo. Sono una accumulatrice seriale di oggetti, non butto via nulla, perché ognuno di essi rimanda a un momento o a un’emozione. ‘La presenza viva delle cose’ si riferisce proprio alla memoria, che risale dal cuore e dall’anima: quando ho in mano oggetti che mi ricordano il passato o le persone che non ci sono più, sento l’urgenza di trasferirla nella parola poetica. Purtroppo, oggi abbiamo perso il senso delle parole, ma la poesia può restituire loro valore”.

La locandina dell’evento di presentazione della raccolta

Il dolore degli altri: quando la poesia assume un valore civile

La sesta raccolta di Laura Garavaglia presenta un numero limitato di testi, e tuttavia è ricca e densa di significato: “Sono circa una ventina di poesie, composte nell’arco di cinque anni ed estratte da almeno un centinaio che ho cestinato. Nucleo tematico è il senso della perdita e del dolore, in particolare il dolore degli altri. Da quando siamo entrati in guerra contro questo virus, i media ci bombardano con notizie a riguardo, e ci siamo dimenticati delle altre situazioni di miseria che affliggono il nostro mondo. Per questo, ho voluto dare un valore civile ad una parte della raccolta, mentre altre poesie sono radicate in esperienze personali, come la scomparsa di mio padre”.

In particolare, il dolore indagato dall’autrice è quello delle madri che perdono i propri figli, o dei figli che ingiustamente sono costretti a fare i conti con la morte, come nel testo che segue, ispirato alla vicenda del bambino siriano annegato su una spiaggia turca e dedicato a tutti i fanciulli che affrontano situazioni similmente critiche.

Yusuf

Yusuf siede accanto a sua madre, il corpo riverso nel campo.
La luce del sole ora taglia lo sguardo bambino.
Al mattino i lampi nel cielo, il boato:
forse un temporale, ma senza la pioggia
che scioglie la terra in mille rigagnoli scuri.
La guerra cancella i confini del senso.

E forse era un gioco, sua madre dormiva
le braccia incrociate sul ventre da ore
e non si svegliava.
E nella voragine nera finite
le povere cose di casa.
Yusuf non sa ancora, il padre
e il fratello uccisi lontano
oltre le dune di sangue
dall’alba al tramonto.
Sua madre narrava
racconti d’amore e di pace.
Yusuf ora attende la sua voce.

Brevità e fatica: cosa contraddistingue la raccolta di Laura

Da un punto di vista più tecnico, numerosi sono gli scrittori che risuonano nei testi di Laura Garavaglia: “Ci sono autori che mi sono cari, come Montale, Ungaretti, Sereni, nonché Maurizio Cucchi e Milo De Angelis. Sono particolarmente legata ad alcuni poeti stranieri, quali Whitman, Williams, Garcia Lorca e Neruda. Poi, chiaramente, ci sono gli autori che si studiano a scuola. Sono voci che ti rimangono dentro durante le letture e che non smettono di influenzarti: tu sei quello che hai vissuto e hai letto”.

Il panorama culturale odierno è caratterizzato da una forte porosità dei generi. La raccolta di Laura si pone quasi controcorrente: “Oggi, – spiega l’autrice comasca – i componimenti in versi tendono ad avere un andamento prosastico, e diventa sempre più difficile parlare di un confine tra prosa e poesia. Io penso, invece, che ci sia un linguaggio poetico con una sua specificità. Amo molto la brevitas: non riuscirei a scrivere più di una quindicina di versi, e ritengo che la poesia debba giocare anche sul non detto e sulla sottrazione, dando la maggiore intensità possibile ad ogni parola. Proprio sulla parola si concentra il mio lavoro: sono convinta che il poeta debba operare un labor limae. Scrivere, per me, è fatica: su una poesia posso rimanere anche una settimana, non sono mai soddisfatta”.

Nel magma letterario che prolifera grazie ai social e alla rete, la poesia viene spesso percepita come di facile fattura, risultato di un impulso emotivo: non è così. Per questo, il poeta conserva una sua missione: “L’autore deve mostrare un’onestà intellettuale nei confronti di chi legge: – conclude Laura – un testo destinato alla pubblicazione deve essere il frutto di uno sforzo scrittorio”.

(Crediti immagine in evidenza: blog di Laura Garavaglia)

Martina Sangalli

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