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Al Museo della Seta arriva “Black Wave” FOTO

Aperto da martedì a domenica dalle 15 alle 19.

Al Museo della Seta arriva “Black Wave” FOTO
Como città, 29 Settembre 2020 ore 16:19

La Black Wave, l’onda nera che ha positivamente contaminato la moda occidentale in quest’ultimo decennio, si incontra a Como. Giovedì c’è stata l’inaugurazione, si va avanti fino al 30 dicembre 2020.

Al Museo della Seta arriva “Black Wave”

La mostra fotografica di Carlo Pozzoni è il suggestivo traguardo visivo di un progetto di moda etica e di creatività integrata ideato e curato da Francesca Gamba che ha coinvolto gli studenti della scuola di acconciatura ed estetica CIAS Formazione Professionale, ragazze e ragazzi richiedenti protezione internazionale della
Cooperativa Intesa Sociale di Como, gli studenti di grafica dell’ISIS Paolo Carcano per il lavoro di post produzione delle foto, il laboratorio sartoriale della Parrocchia di Rebbio Karalò per la confezione degli abiti. Una mostra che celebra il métissage quale importante risorsa inclusiva di creatività. Di supporto, inoltre, alcune aziende tessili del distretto comasco che hanno messo a disposizione i loro tessuti stampati per la realizzazione dei capi di abbigliamento e l’Istituto di Setificio che ha collaborato, come diremo, alla postproduzione delle fotografie in mostra. Non ultimo, ma significativo per l’apprezzamento dell’operazione e l’ospitalità concessa, il Museo della Seta, operativo da sempre nella narrazione del divenire della storia tessile della città ma sempre vigile nel registrare e dar voce ad occasioni significative della contemporaneità legate alla creatività e al mondo industriale e formativo del territorio in un’ottica ampia e internazionale come in questo specifico caso.

Ma veniamo al contenuto della rassegna che presenta immagini fotografiche di grande formato stampate su supporti tessili e che riassume gli esiti del “progetto di moda etica e di creatività integrata” curato da Francesca Gamba, che si sviluppa tra professionalità e gioco (che è sempre un binomio capace di generare leggerezza). Fotografie-ritratto, fotografia di moda e di hair style, fotografie che intrecciano modi di intendere (e interpretare) il tempo presente nel segno della multiculturalità che ormai caratterizza in modo trasversale la nostra società.

Nelle fotografie si legge fra l’altro anche la storia della costruzione dell’immagine, che coinvolge diverse professionalità e che trova poi, nella posa – ora seriosa, ora giocosa – della protagonista del momento, la valorizzazione dell’azione corale che l’ha preceduta. Ecco allora l’esuberanza delle treccine che generano una sorta di moderna Gorgone o che creano un velo oltre cui si intravvede uno sguardo penetrante, ecco i copricapo che lasciando intendere una capigliatura costruita e sagomata a generare diversi volumi, ecco, qua e là, trucchi di varia evidenza, ecco capi di abbigliamento che intrecciano con grande efficacia stili esotici e moda occidentale, ecco stampati di produzione comasca che mostrano influssi provenienti da lontano, ecco il combinarsi di tessuti africani con le sete di casa nostra. E tanto altro ancora: la modella spavalda, quella timida, quella che aggiunge un sorriso pieno alla provocazione dell’abbigliamento, quella che danza con le volute dei colori che disegnano il vestito, quella che si accoccola tra le ampie e morbide onde di una stoffa che la circonda…

Un mondo. Che è un mondo vero, senza confini, senza preclusioni, senza veti. E, per finire, resta da notare la sorpresa offerta dai fondi colorati da cui emergono tutte le “figure” di questa mostra. Fondi realizzati da allievi del Setificio in postproduzione – sulle fotografie scattate da Carlo Pozzoni a fondo bianco – per valorizzare ulteriormente l’immagine, a volte con la semplice (si fa per dire) scelta del colore, a volte con l’apporto aggiuntivo di segni o graffiti, tratti dall’immaginario collettivo dal valore universale.

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