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la richiesta

Bar e ristoranti allo stremo. Confcommercio Como: "Se i numeri lo consentono, Zona Gialla al più presto"

Il presidente Ciceri: "La riapertura dei pubblici esercizi favorisce il consumo e fa da volano a tutto il commercio”.

Bar e ristoranti allo stremo. Confcommercio Como: "Se i numeri lo consentono, Zona Gialla al più presto"
Economia Como città, 28 Gennaio 2021 ore 16:04

“Se i numeri lo consentono – e dalle ultime indicazioni Rt sembrerebbe di sì – occorre tornare al più presto in zona gialla per far ripartire anche ristoranti e bar”. A chiederlo è il presidente di Confcommercio Como Giovanni Ciceri che aggiunge: “L’altro fronte prioritario resta il risarcimento rapido delle imprese per i danni subiti dall’errata valutazione della zona rossa”.

Bar e ristoranti allo stremo: incontro tra Confcommercio e il Cts

A proposito di bar e ristoranti, fortemente penalizzati e messi in ginocchio da questa situazione, si è tenuta una riunione tra i vertici di Fipe Confcommercio ed alcuni componenti del Comitato tecnico scientifico assistiti da rappresentanti dell’Inail e dell’Istituto Superiore di Sanità. Durante l’incontro l’Associazione ha presentato alcune proposte per una possibile e graduale riapertura in sicurezza delle attività di somministrazione. Il Cts ha manifestato grande attenzione e si è riservato di valutare le proposte nel merito già nel corso della prossima
settimana. Il ritorno in zona gialla consentirebbe, nel pieno rispetto delle norme di sicurezza, ad oltre 45mila imprese della ristorazione di riprendere la propria attività, seppure ancora con la difficoltà dell’orario ridotto. Si tratta di un passaggio fondamentale perché impedire l’attività di somministrazione a bar e ristoranti rappresenta un costo che le imprese non possono più sostenere. Ed è chiaro ed evidente che non si può sopravvivere di solo asporto e delivery.

“Soprattutto – evidenzia il presidente Ciceri – la riapertura dei pubblici esercizi favorisce il consumo e fa da volano a tutto il commercio”. Ma c’è un punto che dobbiamo chiarire una volta per tutte: le imprese non si accendono e si spengono con un interruttore. Ogni chiusura trascina i suoi effetti negativi per molto tempo. Dopo un anno di pandemia, l’effetto negativo di ogni serrata si amplifica perché impatta su un sistema già in ginocchio. “Il rimpallo delle colpe non ci interessa – sottolinea Ciceri - L’urgenza sono risarcimenti congrui per le imprese che hanno subito una chiusura immotivata”. Un errore che è costato alle imprese lombarde almeno 600milioni di euro, ed è una stima prudenziale. “E’ evidente – conclude Ciceri - che se c’è stato un errore da parte di qualcuno, è giusto che venga posto di fronte alle proprie responsabilità. Non si scherza sulla pelle delle imprese. È inaccettabile un danno aggiuntivo che colpisce un mondo imprenditoriale già allo stremo”.

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