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Decreto Rilancio, la denuncia dei sindacati: “Nessuna tutela al reddito per i frontalieri”

I rappresentanti sindacali: "Le forze politiche non perdano l'ultima occasione per non lasciare senza tutele una categoria di lavoratori troppo spesso dimenticata".

Decreto Rilancio, la denuncia dei sindacati: “Nessuna tutela al reddito per i frontalieri”
Como città, 16 Maggio 2020 ore 11:15

Decreto Rilancio, la denuncia dei sindacati: “Nessuna tutela al reddito per i frontalieri”.

Decreto Rilancio e frontalieri, la denuncia dei sindacati

“Sulla base del decreto “rilancio” che, tra gli altri, stanzia ben 26 miliardi per le misure legate al lavoro di cui 16 per la proroga degli ammortizzatori sociali, dobbiamo purtroppo costatare con rammarico che non si prevedono le norme a tutela del reddito dei frontalieri italiani per chi non gode già della copertura della naspi, in atri termini: contratti brevi, stagionali di breve durata, atipici, colf, badanti e parasubordinati che riguardano migliaia di lavoratori in particolare tra la Svizzera, San Marino, Principato di Monaco e lungo le altre frontiere italiane” commentano i rappresentanti sindacali Giuseppe Augurusa, Luca Caretti e Pancrazio Raimondo.

“L’orientamento assunto con l’approvazione dell’ordine del giorno “Alfieri” in aprile al Senato, che impegnava il Governo a valutare l’opportunità di riconoscere ai lavoratori frontalieri: indennità, congedi parentali e/o sostegno al reddito con surroga dell’INPS, per coloro i quali, lavoratori autonomi, subordinati e parasubordinati, ne fossero sprovvisti, è stato disatteso” aggiungono le sigle sindacali.

“Auspichiamo che tutte le forze politiche lavorino nelle prossime ore, in fase di conversione il legge del decreto, nella stessa direzione per non perdere l’ultima occasione per non lasciare senza tutele una categoria di lavoratori troppo spesso dimenticata – concludono – individuando lo strumento più adeguato tra quelli introdotti nel decreto, per dare una risposta concreta a migliaia di lavoratrici e lavoratori frontalieri italiani che durante questa fase di emergenza sanitaria hanno perso il lavoro e sono esclusi dagli strumenti di protezione del reddito sin qui individuati”.

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