Economia
Eccellenze lecchesi

Francesca e Ginevra Sarti, le signore del cappello

Gingi ha presentato le nuove collezioni a Pitti Immagine. "Quello che viene creato con il cuore e costruito con la mente può durare nei secoli, come un’opera d’arte.

Francesca e Ginevra Sarti, le signore del cappello
Economia Brianza, 02 Febbraio 2022 ore 12:36

La creatività e la qualità degli artigiani italiani, la tradizione e l’innovazione, l’ingegno toscano e l’intraprendenza lecchese. Sono questi gli ingredienti del grande successo dei cappelli di Gingi, una bella realtà diventata da tempo partner di riferimento per le più importanti case di moda e persino dei più prestigiosi gruppi internazionali del lusso. L’azienda di Pieve a Nievole (Pistoia), nata all’inizio del Novecento, oggi occupa 40 dipendenti ed è guidata da due sorelle, "le signore del cappello" che rappresentano la quarta generazione: Francesca e Ginevra Sarti, toscane doc ma ormai lecchesi d’adozione, trasferitesi nel capoluogo manzoniano dopo aver sposato due imprenditori lecchesi.

Francesca e Ginevra Sarti, le signore del cappello

Le nuove collezioni autunno inverno 2022 di Gingi sono state particolarmente apprezzate all’ultima edizione di Pitti Immagine. «Il tema della nuova collezione è stato il viaggio – esordiscono all’unisono Francesca e Ginevra Sarti – Il cappello è più che mai utile durante i viaggi. Negli ultimi tempi abbiano dovuto limitare gli spostamenti e proprio con la speranza di riprendere a girare per il mondo abbiamo presentato una collezione in cotone con stampi che ricordano le diverse città del mondo. Modelli capaci di differenziarsi con eleganza, che ogni volta si rinnova e si conferma elemento cardine e identificativo del mood Gi’n’Gi. Certi che ciò che viene creato con il cuore e costruito con la mente può durare nei secoli, proprio come le numerose opere d’arte sparse nel mondo».

Anche se quella appena conclusa è stata un’edizione un po’ in sordina per la mancanza di visitatori stranieri Pitti Immagine rappresenta sempre un punto fondamentale per l’inizio della nuova stagione di chi opera nel mondo del fashion. «Siamo molto legate alle fiere in presenza che negli anni ci hanno aiutato a costruire una clientela internazionale e individuare tra loro alcuni partner che ci hanno permesso di creare un network e persino show room in giro per il mondo per promuovere i prodotti con il marchio Gingi».

La produzione con marchio proprio è una delle novità introdotte durante il lockdown?

«La nostra azienda ha subito diverse evoluzioni. Nel Novecento la nostra produzione era rivolta prevalentemente alle cappellerie e ai grandi magazzini. Poi, con la crisi di queste filiere, abbiamo iniziato a lavorare per le grandi firme grazie al fatto che i nostri prodotti erano conosciuti e apprezzati per la grande qualità e creatività. Caratteristiche alle quali negli ultimi anni abbiamo aggiunto ricerca, innovazione, studio dei materiali, forte propensione all’investimento, anche sulla spinta dei grandi brand internazionali con i quali lavoriamo. Per le case di moda realizziamo i prototipi, poi una volta approvati, passiamo alla campionatura e quindi alla produzione: sono passaggi delicati, complessi, che richiedono tempo, confronto, verifiche, ma anche molta creatività».

La pandemia ha creato non pochi problemi anche al settore della moda e del lusso…

«Sì, siamo reduci da due anni complessi, ma fortunatamente il settore degli accessori è stato quello meno penalizzato. Quando c’è stato il lockdown anche noi abbiamo chiuso la produzione per due mesi e abbiamo registrato un rallentamento degli ordini, ma non ci siamo fermate, ci siamo rimboccate le maniche e abbiamo continuato a investire, come ci hanno insegnato i nostri genitori».

Investire durante il lockdown per un’azienda artigianale, seppur e strutturata come la vostra, è stato coraggioso. Ma che tipo di investimenti avete fatto?

«Innanzitutto ci siamo messe a produrre mascherine o, meglio, cover per mascherine chirurgiche e rendere più gioiosa questa protezione. E’ stata una scelta azzeccata e che ci ha permesso di rendere ancora più riconoscibile il nostro brand. Contestualmente abbiamo rafforzato la produzione con marchio proprio - cioè cappelli, borse e accessori con marchio Gingi – e investito sul portale online abilitandolo all’e-commerce e iniziato a promuovere la nostra linea soprattutto attraverso i social. E così da prodotti di nicchia apprezzati dalle grandi case della moda i nostri cappelli sono diventati più noti al pubblico. Una scommessa che ci sta regalando soddisfazione pur sapendo bene che abbiamo ancora tanto da imparare per poter crescere».

Quali sono le caratteristiche dei cappelli Gingi?

«Che sia un elegante panama o una coppola, una cloche o un turbante, un cappello Gi’i’Gi può accompagnarvi alla scoperta di destinazioni ignote e incorniciare il vostro viso quando volete sentirvi speciali. Si presta tanto alle sfide di tutti i giorni quanto alla vita più raffinata. Una modista lo sa: molto più che un accessorio, un copricapo completa e rende inconfondibile anche l’outfit più semplice. Può declinarlo in mille sfumature: classico, elegante, di tendenza, audace, innovativo».

Quanto pesano i prodotti a marchio Gingi?

«Ogni anno è diverso dal precedente e questi ultimi due anni ci hanno insegnato che le certezze possono non corrispondere a verità. Quindi ogni volta ci piace ricominciare con entusiasmo sapendo che tutto può cambiare, l’importante è trovare sempre un nuovo inizio. Questa è la scommessa più grande per chi fa impresa oggi».

Francesca si occupa soprattutto della parte commerciale e dei rapporti con i clienti. Ginevra della ricerca dei tessuti, della qualità e della collaborazione con gli uffici stile delle case di moda. Sembrate due sorelle molto affiatate, ma andate sempre d’accordo?

«Abbiamo compiti ben distinti – concludono – ma ci sono anche momenti di grande dialogo, confronto e collaborazione. Talvolta abbiamo visioni diverse ma alla fine troviamo sempre una quadra».

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