il racconto

I commercianti (chiusi) illuminano Argegno: “Vogliamo risorgere, ma diteci come”

Bar, ristoranti, alberghi, attività legate al turismo: il Governo ha detto loro che non potranno riaprire prima di giugno ma ancora non sanno a quali condizioni.

I commercianti (chiusi) illuminano Argegno: “Vogliamo risorgere, ma diteci come”
Lago, 28 Aprile 2020 ore 21:53

Il Dpcm del 26 aprile presentato dal presidente del consiglio Giuseppe Conte che dovrebbe racchiudere della cosiddetta Fase 2 ha lasciato molti scontenti e preoccupati. Tra questi certamente la maggior parte dei commercianti: per bar, ristoranti, alberghi, centri estetici, parrucchieri la riapertura è ancora lontanissima (se tutto andrà come previsto il 1° giugno) e ci si potrebbe arrivare su una strada lastricata da incertezze. Quali saranno effettivamente le condizioni alle quali questi negozi potranno riaprire ma soprattutto il gioco (economico) varrà la candela?

I commercianti (chiusi) illuminano Argegno: “Risorgeremo”

Così i commercianti di tutta Italia hanno deciso di dare un segno del loro forte disagio, cercando di far capire le difficoltà che stanno vivendo. Lo hanno fatto tramite l’iniziativa Risorgiamo Italia: dalle 21 di questa sera, 28 aprile, le insegne delle attività di chi partecipa restano accese ma c’è anche chi ha apparecchiato un tavolo del proprio locale nella desolazione di questo momento. Ad aderire in modo massiccio (praticamente tutte le attività commerciali del paese) è Argegno, con il supporto dell’amministrazione comunale guidata da Anna Dotti.

“Senza nulla togliere alle altre attività, il motore di Argegno sono i bar, i ristoranti, gli alberghi che oggi hanno bisogno di risposte dal Governo – spiega il sindaco Dotti – Soprattutto in campo turistico ma non solo ogni attività deve capire con quali prescrizioni concrete potrà riaprire. Come amministrazione stiamo lavorando su agevolazioni per aiutarli e sono fiduciosa che i nostri operatori sapranno riorganizzarsi ma in questo momento devono poter ottenere delle risposte. Questo limbo deve finire”.

Bar e ristoranti: “Non importa quando ma come potremo riaprire”

Elena Peroni, insieme ai suoi fratelli, è proprietaria di due strutture alberghiere ad Argegno: l’Hotel Argegno, 13 camere in centro, e la Locanda Sant’Anna, 8 camere nell’entroterra. “Abbiamo chiuso le nostre strutture qualche giorno prima del provvedimento ufficiale, avevamo paura del contagio, ormai sono due mesi – racconta Elena che, oltre che a se stessa, deve pensare ai suoi dieci dipendenti, perché dopo 15 anni di lavoro insieme fanno parte della famiglia – Come partita Iva ho chiesto i 600 euro ma non sono ancora arrivati così come la cassa integrazione per i miei dipendenti”. 

E aggiunge: “Quello che noi chiediamo è un piano per la nostra ripartenza e invece il Governo ci dice solamente di andare a indebitarci con le banche per pagare i conti mentre siamo chiusi. Con i tassi di questo periodo posso farlo anche senza il supporto del Governo. Ancora qualche mese di chiusura e saremo sull’orlo del fallimento. Noi soci da lunedì attiveremo il servizio d’asporto al ristorante dell’Hotel Argegno ma a nostro rischio e pericolo: i guanti ad esempio oggi sono introvabili. Se non riesco a trovarli e lunedì fanno un controllo mi multeranno?”.

Hotel Argegno

Le fa eco Miranda Barelli che cinque anni fa ha aperto il Bar Motta “per creare qualcosa per il futuro dei suoi tre figli”. Anche la sua attività è chiusa dall’inizio di marzo. “Da quello che abbiamo potuto apprendere finora per noi la riapertura appare impossibile a livello di costi e di organizzazione – ci spiega Miranda – Se devo mettere in conto le mascherine e i guanti per i dipendenti, il rilevamento della temperatura all’ingresso e l’acquisto del macchinario per la sanificazione (dai preventivi arrivati 2 o 3mila euro) diventano più i costi che i ricavi”.

Miranda Barelli e i figli

Miranda è ben consapevole che la stagione turistica quest’anno non ci sarà. “L’abbiamo messo in conto e siamo disposti a far fronte a una stagione ridotta ma vengano incontro alle nostre esigenze – aggiunge la proprietaria del Bar Motta – Sul nostro territorio i locali sono molto ridotti: come possiamo lavorare con un distanziamento di uno o due metri?”.

Bar Motta Argegno

Turismo: una stagione persa

C’è chi invece ha aperto attività pensate a misura del turista straniero, che da anni ormai è circa l’80% del totale. E’ il caso di Niccolò Civelli che gestisce sei appartamenti alla Locanda Posta ed è proprietario del Ristorante La P’Osteria e del Bistrò Argegno. “Sono molto preoccupato, ogni giorno è un nuovo colpo – racconta Niccolò – E’ molto probabile che il Bistrò non riaprirà perché era una attività a misura di turista. Alla Locanda abbiamo ancora prenotate alcune stanze per settembre ma temo disdiranno”.

Niccolò Civelli

“Pochi giorni fa mi ha chiamato un ragazzo che aveva fatto una prova come cameriere per la stagione – racconta l’imprenditore di Argegno – Non posso aiutarlo perché anche se il ristorante aprirà mi basteranno la metà dei dipendenti dell’anno scorso perché dovremo diminuire i coperti. Per il distanziamento che ci chiedono al posto di 100 coperti ne faremo 40. Il problema ormai non è quando riapriremo ma come: con le condizioni che ci impongono potremmo non riuscire a rientrare dei costi”.

La P’Osteria

E ad Argegno, come in moltissime altre località del Lago di Como, ci sono attività nate solo ed esclusivamente per il costante e importante afflusso di turisti. “Il pranzo è servito” di Cinzia Cugini ne è l’esempio: in 12 metri quadri propongono primi, secondo e contorni freschi da asporto o a domicilio. “Dopo molti studi di settore mia figlia e suo marito hanno aperto l’attività il 2 febbraio – racconta il papà di Cinzia, Francesco Fazio – Con l’arrivo dell’epidemia hanno chiuso per poi riaprire qualche settimana dopo per permettere agli argegnini in difficoltà economica di utilizzare i buoni pasto del Comune. Per il resto il lavoro purtroppo è nullo”.

“Il pranzo è servito”

Ivan Alvarez Gutierrez non ha la minima idea di se e quando potrà riaprire. Nel 2017 ha aperto ad Argegno Gutierrez Bikerent&Tour: lui e la sua famiglia noleggiano biciclette e organizzano tour sul territorio per i turisti. “Non sappiamo se l’attività di noleggio sarà ancora possibile – racconta Ivan – Se ce ne daranno l’occasione potremmo pensare a sanificare ogni volta le bici e dotare i clienti di guanti ma la stagione turistica quest’anno ormai è persa e la nostra attività durante l’inverno è ferma. Sappiamo che l’emergenza sanitaria non dipende dal Governo ma il pagamento delle tasse si e se io non fatturo non posso pagare”.

 

Stephanie Barone

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