Mobilitazione in tutto il Paese

Sciopero metalmeccanici Prc Como: “Il Governo decida da che parte stare”

Al fianco dei sindacati anche Rifondazione Comunista: "Il governo scelga da che parte stare"

Sciopero metalmeccanici Prc Como: “Il Governo decida da che parte stare”
Como città, 05 Novembre 2020 ore 14:36

I metalmeccanici di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil scioperano oggi, 5 novembre, per quattro ore. Sono allestiti presidi in tutta Italia, nel pieno rispetto delle norme anti-covid. Al centro delle manifestazioni, il rinnovo del contratto nazionale Federmeccanica-Assistal, scaduto ormai da dieci mesi.

A Roma, il presidio nazionale è in piazza Esquilino dalle ore 10, con la conferenza stampa dei tre segretari generali di Fim Roberto Benaglia, Fiom Francesca Re David, Uilm Rocco Palombella, relativa alle ragioni della mobilitazione nazionale. Quest’ultima arriva dopo un anno esatto dalla presentazione della piattaforma contrattuale.

Sciopero 5 novembre, le richieste dei sindacati

Come specificato dagli uffici stampa di Fim, Fiom e Uilm nazionali: “La piazza romana sarà collegata con alcuni presidi, tra i centinaia organizzati in tutta Italia, per dare voce alle richieste dei metalmeccanici per il rinnovo del Ccnl. In particolare, per la difesa dell’occupazione e il rilancio dell’industria metalmeccanica; per l’aumento del salario, il miglioramento del welfare, dei diritti e delle tutele; per la salute e la sicurezza dei lavoratori; per la stabilizzazione dell’occupazione precaria e l’introduzione della clausola sociale nei cambi appalti; per il riconoscimento delle competenze professionali; per la contrattazione dello smart-working e della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Rifondazione Comunista si unisce allo sciopero dei metalmeccanici

Anche Rifondazione Comunista ha scelto di sostenere lo sciopero nazionale dei metalmeccanici, “a sostegno della piattaforma contrattuale contro l’oltranzismo di Federmeccanica e Assistal, che non solo chiudono a tutte le richieste, ma attaccano le tutele esistenti, rifiutando l’esigibilità di diritti conquistati”.

Così il partito chiarisce le ragioni della sua scesa in campo: “È gravissima la chiusura totale del fronte padronale sul salario, espressa dal rifiuto all’aumento dei minimi contrattuali. Altrettanto pesante l’arroganza che si spinge fino mettere in discussione automatismi su scatti di anzianità e altri diritti già previsti nell’ultimo contratto”.

Secondo il PRC, “la strategia antioperaia degli industriali per affrontare la crisi si chiarisce in particolare con il rifiuto a definire limiti nel ricorso al lavoro precario, a introdurre vincoli occupazionali e garanzie sui diritti sindacali negli appalti; si svela del tutto nella mancanza totale di disponibilità sulle riduzioni d’orario a fronte di innovazioni tecnologiche e nella sfrontata richiesta di maggiore flessibilità della forza lavoro, in particolare su smart-working”.

L’ultimo appello di Rifondazione: “Il governo decida da che parte stare”

“Un governo che voglia davvero operare una svolta – conclude Rifondazione Comunista – dovrebbe finalmente dire basta a
un modello economico e produttivo che ha generato disoccupazione, milioni di poveri, perdita di diritti e disastrato il sistema produttivo del paese. Non un soldo deve andare a settori del padronato senza precisi vincoli sull’occupazione e i diritti di lavoratrici e lavoratori. Si impedisca l’utilizzo di fondi pubblici per ristrutturare le aziende a spese dei lavoratori”.

Un ultimo appello. “Il governo decida da che parte stare”.

Martina Sangalli

 

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