Como Acqua: le critiche del centrosinistra e della CGIL

Il giorno dopo la mancata fusione di Como Acqua arrivano le prime dure critiche dal centrosinistra e dalla CGIL.

Como Acqua: le critiche del centrosinistra e della CGIL
16 Novembre 2017 ore 16:57

Il giorno dopo la mancata fusione di Como Acqua, per quanto accaduto, arrivano le prime critiche. Insorgono in particolare il centrosinistra comasco e la CGIL.

Como Acqua: “Ci rivolgeremo alla Corte dei Conti”

La condanna politica di quanto accaduto con il voto contrario di Como e l’assenza in assemblea di Cantù e Erba è chiara. “Forza Italia e Lega ripropongono la peggior politica che Como ha ben conosciuto nell’era Bruni. Con la vicenda Como Acqua abbiamo visto ancora una volta che i comaschi vengono dopo le logiche di partito e la lotta di potere” hanno tuonato all’unisono i rappresentanti del Pd di Como e di Svolta Civica.

In conferenza stampa i due partiti hanno comunicato che prenderanno tutte le iniziative necessarie affinché da una parte la “Corte dei Conti determini se vi siano responsabilità contabili derivanti dalla mancata fusione che, a nostro modo di vedere, è stata giustificata con motivazioni vaghe, pretestuose e non sufficientemente valide per giustificare un simile cambio di rotta a tre anni dall’avvio di questo
delicato processo. Senza che nessuno abbia assunto in tre anni posizioni di critica tali da bloccare il processo di fusione”.

Dall’altra che “l’Ordine provinciale dei Commercialisti valuti l’atteggiamento del Presidente del Collegio sindacale di Como Acqua, intervenuto dopo tre anni di presenza all’interno del medesimo Collegio, per evidenziare dubbi e perplessità pesantissimi. Non solo nelle sedi normativamente previste, ma a seguito di diretta sollecitazione del sindaco di Como, Mario Landriscina”. Ma anche che “venga valutata la rilevanza penale di tutte le condotte, alla luce dell’intera documentazione che verrà acquisita”.

La posizione della CGIL

Preoccupata per le sorti dei lavori delle SOT che attualmente gestiscono l’acqua in provincia è la CGIL comasca.  “Siamo preoccupati per l’instabilità generata – commenta il segretario della Cgil lariana Giacomo Licata – a oggi, per 153 lavoratori, manca la certezza di un percorso garantito. Inoltre, ieri è andato in scena uno spettacolo politico indecoroso, con un’ingerenza da parte della Regione assolutamente non giustificata e alcuni esponenti politici locali ‘telecomandati’ da altri interessi. Inoltre, i mancati investimenti, derivati dallo stop a Como Acqua, hanno una ricaduta e ritardano maggiormente gli investimenti, e questi sono danni che peseranno sulle tasche dei cittadini comaschi”.

“Se vogliamo ancora salvare la gestione pubblica dell’acqua, evitare che le pesanti sanzioni comunitarie si scarichino sul territorio, e se il problema fosse davvero solo tecnico, come si è discusso ieri – conclude Giuseppe Augurusa, responsabile ufficio legale e delegato alle partecipate della Cgil di Como  – è ancora possibile incaricare una società terza per una nuova verifica dei dati di bilancio dell’intero sistema idrico (attraverso una rigorosa due diligence), come sollecitato da taluni. Si individuino i cespiti non valutati e si faccia pulizia, si predisponga un piano industriale, anche minimo. Così, si potrebbe tornare a votare la fusione in primavera ed alla richiesta da parte dell’ATO alla AEEGSI di una proroga sul periodo transitorio. Non è obbligatorio procedere allo smantellamento e alla liquidazione della società Como Acqua”.

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