la protesta a cantù

Metrangolo autosospeso, respinta la richiesta di un Consiglio comunale: le minoranze insorgono

In segno di protesta "La minoranza da questo momento decide di non partecipare al resto delle attività amministrative".

Metrangolo autosospeso, respinta la richiesta di un Consiglio comunale: le minoranze insorgono
Canturino, 23 Maggio 2020 ore 15:37

I consiglieri di opposizione del Comune di Cantù (gruppi PD-Unire Cantù-Cantù con Noi, Lavori in Corso, Cantù Rugiada e Movimento Cinquestelle) hanno indetto una nuova conferenza stampa nel pomeriggio di oggi, sabato 23 maggio 2020. Al centro del dibattito l’assessore Antonio Metrangolo, autosospeso ormai da diverse settimane. Sul tema le minoranze avevano chiesto la convocazione di un Consiglio comunale dove, in presenza delle Consulte dell’economia, avrebbero voluto che l’Amministrazione illustrasse anche il piano predisposto per conciliare la tutela della salute con le ragioni dell’economia, del lavoro e del tessuto sociale canturino.

Metrangolo autosospeso, respinta la richiesta di un Consiglio comunale

Ad introdurre la questione è stato Vincenzo Latorraca (Pd). “Sono accaduti fatti secondo noi gravi. Ieri è giunto alle nostre caselle di posta, il parere, richiesto dal presidente del Consiglio comunale Mirko Guadiello, e dal sindaco del Comune di Cantù, al segretario Comunale, Paolo Bertazzoli. Noi avevamo chiesto la convocazione del Consiglio comunale su due argomenti specifici, in primo luogo sulla questione riguardo all’assessore Metrangolo, autosospeso. Avevamo sollecitato una presa di posizione da parte dalla maggioranza, noi riteniamo che l’autosospensione non sia un’istituto del diritto amministrativo. Per noi ci sono due possibilità: la revoca delle deleghe con la nomina di un nuovo assessore o diversamente le dimissioni. La risposta è stata inaccettabile, perché mette in dubbio i principi della democrazia. A Cantù non è consentito discutere su una questione che riguarda il territorio. La maggioranza si trincera su questione formalistiche”.

Secondo quanto spiega Latorraca, il segretario comunale avrebbe detto che le modalità di richiesta per la convocazione del Consiglio non sono state idonee. “Abbiamo depositato la richiesta con una posta certificata del consigliere comunale Antonio Pagani. Il segretario però ritiene che questa forma di comunicazione non sia accettabile, da qui la richiesta non è considerata ammissibile. In realtà lo stesso regolamento comunale ammette la possibilità di convocare il Consiglio comunale attraverso le mail”. Un altro problema, che ha scatenato ancora di più la rabbia delle opposizioni, riguarda l’impossibilità di trattare il tema dell’autosospensione in Consiglio. “Si ritiene che la richiesta sia inammisibile con interpretazione del regolamento del Consiglio comunale non corretta. Si ritene che l’argomento relativo la questione dell’assessore, non possa essere trattato in Consiglio comunale. Mi limito a dire che l’ordinamento delle autonomie locali, riconosce al Consiglio comunale una funzione fondamentale, di controllo dell’azione amministrativa. Non siamo disposti ad accettere limitazioni alle nostre funzioni. Vogliamo tutelare un bene fondamentale”.

Invitiamo il presidente del Consiglio comunale di prendere una decisione, finché non abbiamo rassicurazioni e certezze che la questione che abbiamo posto venga discusse, noi ci asteniamo di svolgere compito nelle Commissioni, nelle Capigruppo e nel Consiglio comunale. Volgiamo andare fino in fondo, non vogliamo rinunciare ai nostri diritti.

“Parere che crea effetto domino su atti precedenti”

Paolo di Febo (Cantù Rugiada) ha poi precisato: “Secondo il segretario comunale avremmo dovuto seguire un percorso diverso, con una notifica cartacea, magari all’ufficio protocollo che per altro era chiuso e lo è anche ora. Questo vuol dire inficare tutti gli atti che sono stati notificati in maniera precedente al Comune, non solo quelli legati ai consiglieri comunali, ma anche le comunicazioni sulle convocazioni delle Commissioni o dei Consigli comunali. Penso sia un clamoroso autogol che mette in serio dubbio tutte le attività svolte da decenni, con una prassi ormai consolidata”.

E poi: “Presenteremo ancora la mozione, non ci fermeremo davanti a questo. E’ dovere del Consiglio comunale intervenire quando c’è un’inerzia inspiegabile. Non si tratta di una questione personale su Metrangolo. Auspicavo che questa nostra mozione desse la spinta al sindaco per prendere una decisione. Invece così facendo si è alimentata una questione molto grave”. In chisura Di Febo ha sottolineato: “Vorrei sapere se l’assessore Metrangolo è stato convocato alle Giunte, altrimenti verrebbero inficiate anche le stesse Giunte”.

“Minoranze abbandonate”

Ruggero Bruni (Movimento 5 Stelle): “Mi sto accorgendo che siamo lasciati al nostro destino come minoranze, con comunicazione all’ultimo minuto. Così non si ha il tempo di guardare le carte, siamo trattati a pesci in faccia. Intanto in Regione vengono presentati i preliminari per la Tangenzialina. Ci sono in una marea di questione che non si affrontano. E’ una cosa vergognosa”.

“Vita amministrativa in uno strano limbo”

Francesco Nava (Cantù Rugiada): “Trovo ridicolo che ci si attacchi ad una interpretazione rigida del regolamento del Consiglio comunale, per difendere la posizione, giuridicamente illeggita, di un assessore che si è autosospeso. La vita amministrativa della città è da due mesi in uno strano limbo. Chiedevamo risposte su questo”.

“Stop alla nostra partecipazione alle attività amministrative”

Francesco Pavesi

Francesco Pavesi (Lavori in Corso): “Avremo modo nei prossimi giorni di spiegare quali azioni intraprenderemo per portare avanti la nostra richiesta. Non è possibile che questo tema venga sospeso per mesi. Il sindaco in primis e la Giunta devono farsi carico di darci una riposta, devono dirci, in maniera chiara, se quello che ha scritto il segretario lo ritengono un parere tale da modificare tutto ciò che c’è stato prima e ciò che ci sarà dopo”. La decisione: “A partire da questa conferenza capigruppo, convocata domenica, la minoranza non parteciperà e decide, da questo momento, di non partecipare al resto delle attività amministrative che la maggioranza ha deciso di convocare coi metodi che ha sempre proposto. Da qui alle prossime Commissioni, ci ritireremo dal partecipare finché non sarà chiara la linea sulla nostra richiesta”.

“Un modo per guadagnare tempo”

Filippo Di Gregorio (Pd): “Il parere del segretario comunale crea un precedente preoccupante, che ci fa compiere un passo indietro di 100 anni. Quando le strutture burocratiche si mettono dalla parte degli interessi di una parte, si ritorna a prima del 1918, periodo in cui c’era una logica padronale delle Amministrazioni”. Poi l’attacco dirattamente al sindaco, Alice Galbiati: “Per una scelta del genere beneficia una sola persona, quella alla quale avevamo chiesto un parere: il sindaco. Così si guadagna tempo e per farlo è disposta anche a camminare sulle macerie di un rapporto istituzionale così messo in difficoltà. Con questa iniziativa sono messe in discussione tutte le modalità interne all’Amministrazione. Fin ora quindi abbiamo agito nel totale non rispetto della legalità?”.  Infine: “Noi non vogliamo vincolare il sindaco ad una scelta, chiediamo solo di risolvere la questione. Se una cosa del genere avvenisse in un Comune dove la Lega è all’opposizione, farebbero le barricate. Per evitare una situazione imbarazzante, si è deciso di calpestare i diritti delle opposizioni”.

“Non c’è volontà di dialogo”

Roberta Molteni (Lavori in corso): “Nel Consiglio comunale d’insediamento, il sindaco ha parlato di fairplay. In questa situazione nulla intravedo su una volontà di dialogo. Se si vogliono gestire i rapporti in maniera limpida, ci dicano cosa fanno con quelle deleghe”.

Il comunicato

A seguito della conferenza le opposizioni hanno mandato anche un comunicato per ribadire la loro posizione.

“Le forze di opposizione del Consiglio comunale di Cantù, costituite dai gruppi consiliari di P.D.-Unire Cantù – Cantù con Noi, Lavori in Corso, Movimento Cinquestelle e Cantù Rugiada, preso atto del parere espresso dal segretario generale che nega il valore della richiesta di convocazione del Consiglio comunale sia sotto il profilo della sua efficacia ricettizia, sia sotto il profilo della sua ammissibilità, trattandosi, a parere del Segretario, di argomento che esula dalle competenze del Consiglio, osservano quanto segue.
In primo luogo, in ordine all’efficacia e validità della richiesta, richiamando lo stesso regolamento sul funzionamento del consiglio comunale che prevede la convocazione con semplice posta elettronica ordinaria sia per le conferenze capigruppo che per commissioni, sia per lo stesso Consiglio comunale. Si intende, per reciprocità, che anche le comunicazioni dei consiglieri possano avvenire con le medesime modalità.
In secondo luogo occorre rammentare che ai sensi dell’ordinamento degli enti locali (art. 42) il consiglio svolge funzioni di indirizzo e di controllo, anche nei confronti dei singoli assessori. Basti una breve ricerca in Internet per trovare decine di mozioni discusse dai Consigli Comunali in ordine all’operato dei singoli assessori (senza alcun preliminare vaglio di ammissibilità): tra le ultime ricordiamo quella relativa al Comune di Como in riferimento all’Assessore Negretti. Sul punto è opportuno, in applicazione dei principi democratici,  richiamare anche la sentenza della Corte costituzione sulla sfiducia individuale dei singoli ministri (seppure non prevista dalla Costituzione) ritenuta ammissibile. Nella specie le opposizioni hanno inteso evidenziare un profilo di illegittimità dell’autosospensione dell’Assessore, nello svolgimento della funzione di controllo ed hanno chiesto che il Consiglio si esprimesse, impegnando il Sindaco a prendere una decisione sulla conferma o sulla revoca delle deleghe ad Antonio Metrangolo. Non è ravvisabile alcun conflitto di competenze e l’interpretazione del regolamento deve essere improntato alla costituzione e ai principi democratici.
Ecco la ragione per cui, sino a quando il Presidente del Consiglio Comunale non avrà deciso in merito alla convocazione del Consiglio, in presenza di un  parere che si ritiene erroneo ed inaccettabile, le forze di opposizioni non parteciperanno a conferenze, commissioni e al Consiglio comunale, riservandosi ogni azione per ripristinare la piena democraticità nelle funzioni del Consiglio”.

 

 

 

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