Moschea a Cantù, Di Gregorio: “Nessun abuso edilizio, il problema è che lì si prega”

Non c'è nessuna moschea a Cantù per Filippo Di Gregorio. Il rappresentante canturino PD accusa il Comune: "E' accanimento istituzionale".

Moschea a Cantù, Di Gregorio: “Nessun abuso edilizio, il problema è che lì si prega”
21 Ottobre 2017 ore 19:00

Moschea a Cantù: interviene il segretario cittadino del PD Filippo di Gregorio.

Moschea a Cantù, Di Gregorio “Non è una moschea”

“Tanto tuonò che piovve. Senza neppure attendere il pronunciamento del Tribunale amministrativo, che sarà chiamato a sentenza nel merito circa il destino di quello stabile di via Milano, il Comune di Cantù ha deciso di avviare la procedura per la confisca dell’immobile di proprietà della associazione Assalam. Privando così i suoi proprietari di un bene costato loro oltre 800 mila euro” commenta il segretario cittadino PD Filippo di Gregorio che interviene sulla questione dello stabile di via Milano.

Prosegue: “L’accusa è di abuso edilizio, ma in effetti nessuna struttura edilizia è stata mai costruita in aggiunta a quanto già esistente. L’atto alla base di tale procedura è una ordinanza del dirigente dell’Area urbanistica del 22 giugno 2017 in cui è accertato che “La destinazione dell’area dove ricade l’immobile è ‘ambientali industriali, artigianali, commerciali e direzionali’ e in cui si riscontra ‘che […] l’immobile in oggetto è utilizzato quale luogo di culto, in violazione delle vigenti normative edilizie / urbanistiche, in assenza di Permesso di costruire. Insomma, nessun abuso in termini di costruzione di qualche superfetazione, qualche stanza aggiuntiva, un piano rialzato; tutte cose che nel nostro Belpaese sono sempre state tollerate. Qui l’abuso sta nel fatto che dentro quelle mura si prega”.

“E’ accanimento istituzionale”

“Sono messe in discussione alcune delle principali prerogative dello Stato liberale e di una società aperta. Siamo in presenza di un caso di accanimento in cui l’istituzione, diventata ostaggio di forze politiche ingombranti e totalizzanti, viene schierata come strumento di concretizzazione di tali politiche tendenti a negare alcuni diritti fondamentali” prosegue il rappresentante canturino del PD.

“Sia chiaro: quella non è una moschea, e i primi a riconoscerlo sono i proprietari dell’edificio. Ma è la sede di una associazione culturale, che al suo interno può fare quello che vuole, purché rispetti le normative sulla sicurezza dell’edificio. E invece, il fatto che dentro quella sede si preghi è diventata l’ossessione di una maggioranza che sta mostrando la propria natura illiberale e intollerante”.

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