Il Consiglio regionale della Lombardia si è riunito oggi, martedì 3 marzo 2026, con un’apertura segnata dal lutto. Prima di entrare nel vivo dei lavori, l’aula ha osservato un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del deragliamento del tram della linea 9 avvenuto venerdì pomeriggio a Milano: il convoglio di ultima generazione, partito da piazza della Repubblica e diretto verso piazza Oberdan, ha perso il controllo schiantandosi contro un edificio. Due le vittime: Ferdinando Favia, 59 anni, di Vigevano, e Okon Johnson Lucky, cittadino nigeriano di 49 anni. Oltre cinquanta i feriti, alcuni dei quali ancora in gravi condizioni.
Superato il momento commemorativo, il Consiglio si è concentrato sul bilancio delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Il presidente Attilio Fontana ha letto all’aula un lungo intervento riepilogativo, al quale hanno fatto seguito, a margine della seduta, le dichiarazioni dei capigruppo consiliari.
Fontana: «La Lombardia pronta per le Olimpiadi del 2040»
Il governatore ha ripercorso il lungo cammino che ha portato all’edizione milanese dei Giochi, ricordando il momento critico in cui Torino aveva abbandonato il progetto e il Governo aveva sospeso il proprio sostegno. Fu allora che Lombardia e Veneto si fecero carico dell’organizzazione, offrendo garanzie economiche regionali in cambio dell’autorizzazione governativa alla candidatura.
«Credo di poter dire che la presenza della Lombardia sia stata una presenza molto significativa, sia nell’aver tenuto duro nei momenti difficili, sia nel superamento dei tanti problemi affrontati strada facendo».
Incalzato dai giornalisti sull’ipotesi di una candidatura lombarda ai Giochi del 2040, Fontana non ha escluso nulla. Ha parlato di un’eredità olimpica ampia: infrastrutture, immobili, ma anche know-how nel turismo e nell’organizzazione di grandi eventi, valori immateriali che — a suo avviso — manterranno la regione all’avanguardia negli anni a venire.
Sul tema delle Paralimpiadi, il presidente ha ribadito una posizione che sostiene da tempo:
«Le Paralimpiadi sono importanti quanto, o più, delle Olimpiadi. La determinazione, la resilienza, la capacità di andare oltre ogni difficoltà è rappresentata da ciascuno di questi atleti. Quello che ho detto per la Brignone vale per tutti loro».
Alla domanda sulla tregua olimpica e sull’attuale scenario internazionale, Fontana ha ammesso preoccupazione per quanto sta accadendo nel mondo, pur auspicando che la diplomazia possa prevalere sulla guerra.
Corbetta (Lega): candidatura di Arianna Fontana al sigillo Longobardo
Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega, ha definito le Olimpiadi «un successo straordinario, riconosciuto dagli atleti, dal CONI e dai cittadini», sottolineando come l’intera operazione dimostri che l’autonomia regionale funziona, spesso meglio della gestione centralizzata.
«Se non ci fossero stati Zaia, Fontana, Giorgetti e Salvini, queste Olimpiadi non sarebbero mai state realizzate. È una grande vittoria per questi territori, con un lascito importante in opere pubbliche e palazzetti sportivi».
Corbetta ha annunciato che il gruppo Lega proporrà di conferire il sigillo Longobardo — il massimo riconoscimento del Consiglio regionale — ad Arianna Fontana, detentrice del record italiano di medaglie olimpiche con 13 ori, argenti e bronzi conquistati nel corso della carriera. Il riconoscimento sarebbe simbolicamente esteso a tutta la nazionale olimpica e agli atleti lombardi.
Garavaglia (FdI): «Trentunesima medaglia contro lo scetticismo»
Christian Garavaglia, capogruppo di Fratelli d’Italia, ha scelto una metafora sportiva per sintetizzare il suo giudizio:
«Oltre alle 30 medaglie conquistate sul campo, l’Italia ne ha vinta una in più: è la medaglia contro lo scetticismo di chi gufava e contro chi ha cercato di creare disordini durante i Giochi. Un risultato eccezionale non solo sul piano sportivo, ma anche su quello degli investimenti: infrastrutture viarie, ferroviarie, sportive e ospedaliere che resteranno nel tempo. Non sono spese, sono investimenti».
Majorino (PD): «Il 54% delle opere infrastrutturali non è stato completato»
Tono più critico quello del capogruppo del Partito Democratico, Pierfrancesco Majorino, che pur riconoscendo un bilancio «in gran parte positivo» ha sollevato questioni concrete sull’eredità olimpica.
«Vorrei ricordare che le Olimpiadi non sono ancora finite: abbiamo davanti le Paralimpiadi. Mi è dispiaciuto molto non sentirle citare dal presidente Fontana. Le persone con disabilità, e gli atleti in primis, meritano la massima valorizzazione».
Majorino ha poi citato dati precisi: il 54% delle opere infrastrutturali previste nel dossier di candidatura — reti ferroviarie, passaggi a livello — non è stato realizzato. E ha lanciato un allarme sui cosiddetti extracosti:
«Non vorrei che tra qualche mese, se non si agisce con la dovuta attenzione, ci ritrovassimo con istituzioni e cittadini lombardi costretti a pagare conti che non tornano. Su questo serve massima trasparenza».
Di Marco (M5S): «Opere in ritardo fino al 2031-2032, basta confondere sport e gestione politica»
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Nicola Di Marco, ha espresso una posizione ancora più netta. Pur riconoscendo il valore delle medaglie degli azzurri, ha denunciato il tentativo della maggioranza di far passare in secondo piano le criticità amministrative:
«Le Olimpiadi dovevano dimostrare che era possibile organizzare grandi eventi a costi sostenibili e nel rispetto dell’ambiente. Purtroppo assistiamo a decine di opere non concluse nei tempi previsti, alcune delle quali saranno ultimate solo dopo il 2031-2032. Non è un’eredità, è un ritardo».
Di Marco ha criticato anche la narrativa politica contenuta nel report consegnato oggi all’aula, che attribuisce al governo Conte I la responsabilità di non aver sostenuto la candidatura olimpica. Una tesi che il capogruppo grillino ha definito «storicamente falsa», ricordando che nel 2019 fu proprio il ministro Giorgetti — allora in maggioranza con la Lega nel governo Conte I — a depositare la lettera di candidatura al CIO, ringraziando esplicitamente il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. «Ancora una volta il centrodestra ha preferito la polemica alla rendicontazione», ha concluso Di Marco.