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Radicalizzazione nelle carceri, il caso Lafsahi a Como. Zoffili: "Serve scongiurare il fenomeno"

Il deputato comasco della Lega ha presentato un'interrogazione alla Camera.

Radicalizzazione nelle carceri, il caso Lafsahi a Como. Zoffili: "Serve scongiurare il fenomeno"
Politica Como città, 04 Agosto 2021 ore 14:00

Era l'inizio di luglio quando il 35enne marocchino Raduan Lafsahi, a più riprese arrestato per reati comuni come spaccio e rapine, è stato accusato di "proselitismo" per l'Isis in una decina di carceri italiane, con violenze e minacce su altri detenuti, esaltando gli attentati più eclatanti, dalle Torri Gemelle a quello a Charlie Hebdo. Un percorso che sarebbe iniziato nel carcere Bassone di Como.

Radicalizzazione nelle carceri, il caso Lafsahi a Como

Così il deputato comasco della Lega e presidente del Comitato Bicamerale Schengen, Europol e Immigrazione, Eugenio Zoffili, ha chiesto lumi in un’interrogazione ai ministri della Giustizia e dell’Interno sulla vicenda.

L'uomo, detenuto nel carcere comasco del Bassone con l'accusa di rapina, resistenza a pubblico ufficiale, detenzione di arnesi da scasso, sembra che proprio dietro le sbarre abbia maturato una conversione verso l'estremismo, aderendo agli ideali di violenza dell'Isis "diffondendo messaggi di minaccia e di intimidazione, nonché facendo l'apologia di più delitti". Secondo la relazione degli agenti della polizia penitenziaria di Como, inviata dalla direzione del Bassone al nucleo investigativo centrale del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, si dava conto che nelle settimane successive alla strage al Bataclan di Parigi, Lafsahi – attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Sassari – avrebbe iniziato ad esclamare – rivolgendosi agli agenti i della polizia penitenziaria – "che, a breve ci dovremmo pentire tutti", che "sono un terrorista appartenente alla famiglia dell'Isis", che "gli italiani sono maiali, li ucciderò tutti tagliando loro la gola, cavandogli gli occhi e facendo la guerra".

"Di fronte alla deriva della radicalizzazione religiosa nelle carceri, occorrono misure concrete e urgenti – sottolinea Zoffili -. Emblematico il caso del 34enne marocchino Lafsahi, che avrebbe iniziato la sua attività di proselitismo per l’Isis già quando era detenuto nel carcere comasco del Bassone tra il 2015 e il 2017, ora trasferito nell’ istituto di massima sicurezza di Bancali a Sassari".

"Secondo gli ultimi dati del Ministero della Giustizia, i soggetti sottoposti al monitoraggio per radicalizzazione, alla data del 19 ottobre 2018, sono complessivamente 478; nel solo 2018 vi sono stati poi circa 44 convertiti, la cui quasi totalità a frange dell’islam politico-radicale - ha aggiunto - I dati parlano chiaro. Altrettanto l'urgenza di interventi in grado di scongiurare la formazione nelle carceri di sodalizi di appartenenti o anche semplici simpatizzanti dell'estremismo islamico. Occorre inoltre mettere in campo, sia prima che dopo la scarcerazione, una serie di iniziative per la rieducazione e la reintegrazione dei soggetti radicalizzati, monitorandone - se del caso - i movimenti".

Il testo dell'interrogazione parlamentare https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/10020&ramo=CAMERA&leg=18

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