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Strage di Capaci, 29 anni dopo una battaglia ancora da vincere

Molto c'è ancora da fare e da sapere come sottolineano, nell'anniversario della morte di Falcone, le istituzioni.

Strage di Capaci, 29 anni dopo una battaglia ancora da vincere
Politica Como città, 23 Maggio 2021 ore 14:54

Ventinove anni fa, a poca distanza dall'uscita autostradale di Capaci, un tratto di strada venne fatto saltare in aria con kili e kili di tritolo. L'obiettivo della mafia era uccidere, in modo plateale per far capire chi veramente comandava in Sicilia nel 1992, il giudice Giovanni Falcone. Era l'escalation delle stragi di Stato. Poco meno di due mesi dopo sarebbe toccato al collega e amico di sempre, Paolo Borsellino. La Strage di Capaci e di via D'Amelio restano indelebili della mente dell'intera comunità italiana, con l'obiettivo di continuare a portare in alto il messaggio di cui in quegli anni ha combattuto con tutto se stesso la mafia.

Strage di Capaci: i commenti delle istituzioni

Molti i rappresentanti delle istituzioni che in questa giornata particolare hanno deciso di ricordare l'impegno di Falcone e di tutti gli uomini di Stato.

“Onorare la memoria di Giovanni Falcone significa continuare senza sosta la sua battaglia - dichiara il canturino Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno in una nota - Dobbiamo combattere tutte le mafie per l’affermazione della cultura della legalità. Oggi commemoriamo la memoria di Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e di tutti gli uomini e le donne delle scorte che hanno onorato il nostro Paese con il sacrificio della loro vita. L’impegno della politica sia prioritario in difesa delle Istituzioni democratiche. Con questo spirito desidero esprimere la mia vicinanza ai familiari".

"Abbiamo il dovere morale di ricordare - spiega il deputato comasco Alessio Butti - Ma abbiamo anche il dovere e il diritto di sapere 'perché'. Su questo dobbiamo concentrarci. Dire che la 'mafia fa schifo' non basta più".

"Ricordare la strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, oltre ad essere un dovere civico nazionale, è una straordinaria occasione per rinnovare il patto costituzionale antimafia tra istituzioni e cittadini, nato proprio dagli attentati dell'A29 e di via D'Amelio nel 1992 in cui perì anche il collega Paolo Borsellino - ha commentato la deputata comasca Chiara Braga - Oggi le mafie hanno cambiato pelle ma non sono meno pericolose, anzi. Un giro d'affari criminale di miliardi di euro che spesso interessa l'ambiente e le filiere industriali ad esso collegate con inquinamento, traffico illecito di rifiuti in tutte le aree del Paese, concorrenza sleale, danni alla salute, lavoro in nero e immigrazione clandestina. Anche per questo non si può abbassare la guardia sul fronte della prevenzione e del contrasto a quei meccanismi perversi che nell’uso delle risorse pubbliche negli appalti aprono la strada a sfruttamento del lavoro e infiltrazioni della criminalità organizzata.
Combattere le mafie, ogni giorno: con la testimonianza, l’impegno civile e la coerenza della nostra azioni."

"Anche oggi, come è giusto che accada in occasione della morte di figure tanto rappresentative e simboliche come Giovanni Falcone, è doveroso e necessario ricordarne il sacrificio - ha commentato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana - Per i loro cari, per noi, per onorarne la memoria e soprattutto per ricordare ai giovani che le mafie, in tutte le declinazioni, vanno sempre combattute. Con ogni mezzo, senza 'se' e senza 'ma'. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono il simbolo di una battaglia che non deve mai venir meno e che purtroppo non è ancora stata vinta".

"Sono passati 29 anni da quel giorno sull'autostrada per Palermo, quando Cosa Nostra uccise il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro - ha dichiarato il consigliere regionale comasco Angelo Orsenigo - Tentarono di colpire al cuore lo Stato con 500 chili di esplosivo. Non potevano sapere che da quelle macerie si sarebbe rialzato un Paese pronto a combattere in nome degli ideali di giustizia e di legalità inseguiti da Falcone e Borsellino. Ideali che nessuna bomba può intaccare e che ancora oggi fondano la nostra lotta quotidiana contro la mafia".
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