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Vuoto l’ex centro di via Tibaldi e i 457mila euro ritornano al Ministero, Civitas scrive al Prefetto: “Un danno per i comaschi”

In questo modo la struttura di via Sacco e Vanzetti resta ai richiedenti asilo e non alle famiglie sfrattate come dovrebbe essere.

Vuoto l’ex centro di via Tibaldi e i 457mila euro ritornano al Ministero, Civitas scrive al Prefetto: “Un danno per i comaschi”
Politica Como città, 06 Marzo 2021 ore 13:06

Abbiamo parlato più volte dell’ex scuola, poi Cara (Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo) di via Tibaldi a Tavernola. Da anni ormai i residenti del quartiere sono stufi di vedere quella struttura vuota, abbandonata e senza progetti per il futuro. Tanto più perché si trova proprio di fianco a una scuola materna. Eppure dal 2014 era attivo un finanziamento del Ministero dell’Interno per riqualificarlo e riconsegnarlo al suo scopo: sulla vicenda ha deciso di puntare i riflettori il Gruppo Civitas – Progetto Città che ha scritto una lettera al Prefetto di Como Andrea Polichetti.

L’ex centro di via Tibaldi resta vuoto e i 457mila euro ritornano al Ministero

“Via Tibaldi è stata fino al 2011 una struttura utilizzata dalla Prefettura per accogliere i richiedenti asilo. Poi si sono resi necessari dei lavori di ristrutturazione, soprattutto per dei guasti all’impianto di riscaldamento, e i richiedenti sono stati trasferiti in via Sacco e Vanzetti, appena costruito con fondi regionali, che avrebbe dovuto essere dedicata alle esigenze abitative dei comaschi in difficoltà – ricorda il presidente di Civitas Bruno Magatti – Nel 2013 chiedemmo all’allora Prefetto Tortora di tornare in possesso di via Sacco e Vanzetti, chiedendo fosse ristrutturato l’immobile via Tibaldi. Venne quindi firmato un accordo con il Ministero che rese disponibile le risorse per ristrutturare via Tibaldi: 457mila euro. Nel 2017 arrivarono le risorse e la giunta guidata dal sindaco Mario Lucini fece la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori ma con la fine del suo mandato l’impresa finì su binario morto”.

Oggi la struttura di via Sacco e Vanzetti è ancora adibito a Cara mentre quella di via Tibaldi è vuota e le risorse sono tornate al Ministero. “Così io e il consigliere comunale di Civitas Guido Rovi abbiamo scritto una lettera al Prefetto  il 1 febbraio in cui abbiamo illustrato i dettagli della vicenda – ha spiegato Magatti – e abbiamo posto una domanda sull’azione amministrativa della giunta Landriscina dato che dovevano semplicemente portare in porto una nave già partita”.

Non l’unica iniziativa. La deputata comasca del Pd Chiara Braga infatti ha presentato un’Interrogazione parlamentare per far luce su quanto accaduto con i fondi ministeriali. “Ho subito cercato di agire, ho presentato un’Interrogazione per provare a chiarire l’effettivo andamento della vicenda – ha spiegato Braga – Serve mettere a fuoco le omissioni del Comune di Como che per inerzia ha sprecato un finanziamento importante per la città e ha impedito il corso di un processo già avviato dalla precedente amministrazione. Un processo che avrebbe dato risposta a un’esigenza reale: ristrutturare l’immobile di via Tibaldi per il Cara e restituire l’altro struttura ai comaschi che sono più in difficoltà. Questa vicenda, e non solo questa, va a dimostrazione del fatto che l’approccio ideologico che guida e condiziona l’azione di questa giunta, interpretato in particolar modo della Lega, ha prodotto questo risultato: piuttosto che utilizzare risorse rese disponibili dallo Stato, si è preferito perdere quei fondi producendo un danno ai cittadini comaschi più fragili. E’ l’emblema di una pagina negativa di amministrazione comunale che si ripercuote sui comaschi”.

“Abbiamo chiesto se siano ravvisabili responsabilità da parte dell’amministrazione Landriscina per aver portato un danno alla comunità comasca – ha aggiunto l’esponente di Civitas Giorgio Livio – Nel 2018 l’amministrazione Landriscina disse di essere pronta a dare il via ai lavori da concludere in 300 giorni (febbraio 2019). Tutto venne fermato nel 2018 per un intervento dell’allora assessore alle Politiche Sociali Alessandra Locatelli che ha prospettato al Ministero la rinuncia al finanziamento ma la Prefettura sostenne l’importanza della realizzazione di quell’intervento. Solo nel 2020 Landriscina comunicò che i lavori sarebbero iniziati nel settembre dell’anno scorso ma il finanziamento era già stato revocato dal Ministero nel 2019 stante l’inerzia e il tempo trascorso senza che l’amministrazione avesse iniziato i lavori”.

La struttura di via Sacco e Vanzetti venne realizzato con fondi regionali per le emergenze abitative, nel 2011 era nuova e venne subito utilizzata per i richiedenti asilo vista la necessità di liberare per i lavori via Tibaldi. La struttura può ospitare 50 persone circa ma è organizzata in piccoli locali separati, che consentono la riservatezza di cui hanno bisogno le famiglie sfrattate a cui doveva essere dedicata. Cosa che via Tibaldi non permette perché, essendo una ex scuola, ha grandi aule e spazi, e in essa si può organizzare un’accoglienza per camerate più consona ai richiedenti asilo.

“Stiamo ponendo un problema di cultura politica. Stiamo vivendo tante emergenze che si sovrappongono, alla politica è dato il compito non solo di riparare i danni ma soprattutto di prevenirli ed evitare che le emergenze divengano tragedie – conclude Magatti – Bisogna saper guardare lontano: serve cultura, determinazione e visione. Tutto questo non c’è. Ogni Amministrazione lascia il testimone a chi viene dopo. Demolire tutto quello che di positivo si è ereditato, non porta a nulla: il fatto di non capire l’utilità di un testimone passato che ti può dare delle possibilità, è insipienza, è protervia insopportabile”.

“Questa vicenda ci consente di fare una riflessione dal particolare al generale: con questa questione si è toccato con mano l’effetto negativo dell’ossessione di annullare quello che è stato lasciato dalla precedente amministrazione per un pregiudizio ideologico aggiunge Braga – In questo modo non si riesce a dare alcuna risposta e si aggrava la situazione della comunità. A ispirare quella decisione fu l’allora assessore Locatelli che oggi si dovrebbe occupare delle famiglie lombarde in difficoltà. In questi anni la giunta ha peccato fortemente in visione e incapacità di cogliere opportunità e a pagarne le conseguenze sono i cittadini comaschi, soprattutto quelli più fragili. Spero in uno scatto di questa amministrazione per affrontare le difficoltà che arriveranno nei prossimi mesi”.

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