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Nidi e scuole dell’infanzia paritarie: “Rischiamo l’ultima campanella”. Broggi: “Servono fondi subito”

Senza il pagamento delle rette da parte dei genitori, gli istituti non riescono a far fronte ai costi fissi.

Nidi e scuole dell’infanzia paritarie: “Rischiamo l’ultima campanella”. Broggi: “Servono fondi subito”
Como città, 16 Aprile 2020 ore 17:07

C’è un tema non secondario che si sta concretizzando: il mantenimento delle scuole paritarie che per il momento come le scuole pubbliche non possono riaprire. Un problema che si sente soprattutto tra gli asili nido e le scuole dell’infanzia: i costi fissi sono gli stessi ma le rette non vengono pagate perché i bambini sono a casa.

Nidi e scuole dell’infanzia paritarie: rischio non riapertura

L’appello alle istituzioni a trovare dei fondi per sostenere le scuole nei giorni scorsi è arrivato dalla Fism Nazionale e di Como, ovvero la Federazione Italiana Scuole Materne guidata in provincia da Claudio Bianchi. La Federazione provinciale oggi sottoscrive il messaggio di don Ivan Maffeis, sottosegretario della Cei.

“In queste settimane le voci dei vescovi – insieme a quella delle religiose e dei religiosi – si sono unite a quelle di tante associazioni di genitori per rappresentare la forte preoccupazione circa la stessa tenuta del sistema delle paritarie. Se già ieri erano in difficoltà sul piano della sostenibilità economica, oggi – con le famiglie che hanno smesso di pagare le rette a fronte di un servizio chiuso dalle disposizioni conseguenti all’emergenza sanitaria – rischiano di non aver più la forza di riaprire”.

L’appello del segretario Pd Federico Broggi

Un problema di cui si fa portavoce anche il segretario provinciale del Partito Democratico, Federico Broggi.

“In questi giorni si parla sempre più spesso di Fase 2, di attività produttive in ripartenza, di un graduale ritorno alla normalità. Ricordiamoci però che anche le scuole dell’infanzia, senza il sostegno delle rette, stanno pagando il prezzo enorme della quarantena. Se non verrà fatto nulla rischiamo che molti bimbi comaschi non ritornino in classe una volta cominciata la ripresa”.

“Quello che vedo da amministratore è il rischio corso dagli asili rimasti senza rette in questi mesi di restrizioni – spiega Broggi – con il protrarsi dell’emergenza, molte strutture rischiano di chiudere a causa delle difficoltà economiche. Non possiamo però permettere che i nostri bambini non abbiano una scuola dove rientrare, mentre, attorno, il ritorno alla normalità procede il più spedito possibile. Non possiamo permettere che la società perda dei punti di riferimento così importanti a livello educativo”.

“Rimettere le persone al lavoro è importantissimo, ma non possiamo dimenticarci del servizio che la scuola dell’infanzia svolge per le nostre comunità. I nostri bambini meritano di poter tornare all’asilo dopo settimane di isolamento e senza la didattica online che, invece, ha garantito una misura di normalità per gli studenti della scuola dell’obbligo” continua Broggi formulando una proposta per Governo e Regione Lombardia.

“A livello nazionale si è già messo a disposizione 85 milioni di euro per continuare la didattica online. Le richieste che faccio sia al Governo sia a Regione sono due: erogare subito i contributi ordinari alle scuole dell’infanzia, senza attendere come ogni anno l’autunno inoltrato; oltre a ciò, chiedo di stanziare ulteriori risorse straordinarie per “traghettare” i servizi per l’infanzia verso una propria Fase 2 coprendo i costi degli asili fermi da marzo fino a luglio. Solo così possiamo scongiurare un mancato ritorno in classe, eventualità terribile per bambini e famiglie” continua il segretario.

“L’aiuto potrebbe arrivare nelle casse comunali o, in maniera più pratica, direttamente a disposizione dei singoli istituti. L’importante è però fare presto. La ricostruzione, il ritorno alla normalità, dopo l’emergenza del Coronavirus, deve cominciare anche e soprattutto dalle scuole per l’infanzia – conclude Broggi – parliamo di presidi territoriali che erogano un servizio fondamentale per il mantenimento di un tessuto sociale solido, una risorsa preziosissima nei prossimi mesi per il futuro della nostra provincia e del Paese intero”.

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