Le dichiarazioni

Acqua S.Bernardo Cantù, De Raffaele: “Un’occasione da prendere al volo. Voglio portare calma”

Il nuovo coach si è presentato alla stampa nel pomeriggio di martedì 20 gennaio. Diversi i temi trattati

Acqua S.Bernardo Cantù, De Raffaele: “Un’occasione da prendere al volo. Voglio portare calma”

Da questa mattina coach dell’Acqua S.Bernardo Cantù, è stato presentato oggi Walter De Raffaele. Ecco i passaggi più interessanti della conferenza stampa del nuovo allenatore biancoblù, che ha firmato un contratto che lo legherà alla società brianzola fino al giugno 2027. Sostituisce Nicola Brienza. Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti anche il gm Sandro Santoro e il presidente Roberto Allievi.

Le dichiarazioni di Allievi

Il presidente Allievi ha iniziato: “Mi limito soltanto a dare il benvenuto al nostro nuovo head coach. Arriva in Pallacanestro Cantù, inutile nasconderlo, in un momento molto delicato. Quest’anno saranno 90 anni di fondazione del club. Inaugureremo la nuova arena a ottobre, è un’esigenza vitale raggiungere l’obiettivo di mantenere la categoria. Questo è il mandato impegnativo che affido a Walter De Raffaele, la sua è una scelta convinta e ragionata. Sono sicuro che saprà condurre la squadra all’obiettivo, gli augurò buon lavoro. Pallacanestro Cantù è una famiglia e sono sicuro che si troverà bene, che saprà raccogliere l’entusiasmo di tutti i soci del club, dei tifosi e degli sponsor”.

Le dichiarazioni di Santoro

Ecco invece le parole del general manager Sandro Santoro: “Ringrazio Walter per aver considerato con grande entusiasmo la nostra situazione che comunque, come ha confermato lo stesso coach, è molto delicata. Dovremo trovare il coraggio di affrontare i problemi, ci sono le caratteristiche per poterlo fare. Le caratteristiche di Walter possono essere un grande aiuto per cercare di trovare soluzioni ai nostri problemi, abbiamo già da subito iniziato a lavorare, conoscendoci da tanto tempo. Sappiamo che non lesinerà alcuno sforzo. Dopo le valutazioni di questi primi giorni cercheremo di trovare la strada per tornare al successo e toglierci di dosso questa situazione negativa Bisogna lottare, dobbiamo esserne consapevoli“.

Walter De Raffaele Bertram Yachts Derthona Tortona Basket - FIT/One Wurzburg Baskets Basketball Champions League 2024/2025 Casale Monferrato, 26/03/2025 Foto ClaudioDegaspari // Ciamillo-Castoria
Walter De Raffaele. Foto: Claudio Degaspari /LBA Ciamillo-Castoria

Le dichiarazioni di De Raffaele

Sull’aver accettato la proposta della Pallacanestro Cantù, così De Raffaele.

Ringrazio la proprietà nella figura del Presidente per l’occasione, reputo Cantù un’occasione da sfruttare e da prendere al volo non soltanto per la tradizione e per ciò che rappresenta nel panorama cestistico nazionale ma anche per questa futuribilità e questo desiderio di portare avanti un progetto importante, pur sapendo che la situazione è molto difficile e che, a oggi, ci vede in fondo alla classifica. C’è il desiderio di provare a girare questa situazione, da parte mia ci sarà il massimo impegno e sforzo. Ho voluto prendere quest’occasione al volo perché ritengo Cantù una piazza importante, oltre alla parte di tifo che non ha bisogno di presentazione ma che spesso è il sesto uomo: avremo bisogno di loro in maniera decisa“.

“Uno dei credo cestistici della pallacanestro di Walter De Raffaele è la difesa. Uno dei problemi in questo momento della Pallacanestro Cantù è la difesa. Come pensa di sistemare la cosa?”

“Innanzitutto la cosa importante è che io conosca il prima possibile la squadra, oltre ad averla seguita da inizio stagione. In questo modo conoscerò i giocatori e capirò quali possono essere le priorità e le gerarchie. Mi piace molto l’aspetto difensivo ma devo adeguarmi ai giocatori che ho. Devo andare incontro, essendo una squadra presa in corso, alle caratteristiche della squadra. Punto ad estrarre il massimo dai giocatori, penso abbiano tutti una grande esperienza e penso che possano esprimere un livello di intensità alto”.

“Una delle soluzioni che cercherete di adottare prevede il ricorso al mercato? Ne avete già parlato con la società?”

Io ho avuto da parte del club grande disponibilità nell’operare rispetto a quelle che saranno le necessità che verranno fuori. Credo però che sarebbe da parte mia presuntuoso arrivare e, senza aver visto la squadra, mettere le mani su cambiamenti di roster. Nel mio modo di essere c’è la volontà di capire questo gruppo, naturalmente senza perder tempo, ma sono cose che si possono capire in fretta. E magari capire se ci sono giocatori particolarmente giù o che possono svoltare con situazioni diverse come spesso succede. Ci siamo dati con Sandro un pochino di tempo per affrontare queste situazioni tecniche e capire se e dove c’è bisogno di intervenire, visto che comunque la squadra è già stata modificata e gli interventi riguarderebbero solo i comunitari. Però è prematuro pensare che dopo tre ore ci sia necessità di intervento e da parte mia sarebbe piuttosto presuntuoso“.

“Conoscendo già De Nicolao e Moraschini, si aspetta che possano essere loro i leader di questo gruppo?”

Ad Andrea De Nicolao mi lega naturalmente un affetto particolare, fatto di storie e risultati comuni: i contatti non si sono mai interrotti. Con Riccardo abbiamo avuto un’esperienza insieme a Venezia. Mi aspetto da Andrea, e poi da Riccardo, la capacità di trasmettere quelle che sono le mie idee e il mio modo di lavorare. Non tanto una leadership per forza tecnica, ma sicuramente una leadership di quello che può essere il coinvolgimento degli altri giocatori rispetto alle novità e a quello che è il mio modo di lavorare. Mi aspetto tanto, Andrea è un giocatore che con me ha sempre avuto un feeling tecnico particolare ed è stato spesso il prolungamento del mio modo di pensare in campo“.

“Ha detto che ha seguito la squadra da inizio stagione, seppur da telespettatore. Che idee si è fatto e con quale approccio arriva?”

Non voglio dare nessun tipo di giudizio su chi mi ha preceduto (Nicola Brienza, ndr), che reputo un bravo allenatore. Detto questo la percezione è quella, da fuori, di una difficoltà nel riconoscere le gerarchie in alcuni momenti delle partite, al di là di un pizzico di sfortuna in alcune situazioni. Questa è la cosa che mi è sembrata più lampante nel modo di condividere la palla in attacco e nei momenti da leggere. Oltre a una difficoltà difensiva un po’ strutturale, di cui non so le motivazioni ora, ma una percezione di una fatica indotta dal modo di essere dei giocatori. Il campo magari mi farà dire cose diverse, perché poi fino a quando i giocatori non li alleni fai fatica a dare un giudizio. Poi c’è anche la variabile importante  del tempo: c’è poco tempo e tanta ansia che io vorrei ridurre, dovremo stare molto sereni, vivere una partita per volta. L’ansia è sempre cattiva consigliera, non è facile ma tutti sappiamo questa cosa. Uno dei miei lavori sarà calmare l’ambiente, rasserenare la testa dei giocatori, ho percepito subito questa cosa. Lo capisco, questa situazione è legata a tutti i motivi di cui ha già parlato il presidente, però alla fine è uno sport e quindi bisogna ricondurlo, per quanto possibile, anche a uno pseudodivertimento, altrimenti diventa difficile. Questo però passerà attraverso la conoscenza”.

“Qual è la sua filosofia come head coach e che pallacanestro vuole portare a Cantù?”

“Io ho lavorato con Recalcati, che ho sentito spesso in questo periodo, e sono molto contento di essere qui anche perché ci lega un affetto importante. Dico questo perché, al di là dell’importanza che ovviamente Carlo ha per Cantù, mi sono trovato in maniera affine nella parte umana al suo modo di allenare. Penso che ogni coach abbia la propria filosofia di gioco e che ognuno abbia la propria conoscenza. Io aggiungo che per il mio modo di allenare cerco di non dimenticare mai di avere a che fare con le persone. Mi sono sempre portato dietro questa cosa che spesso comporta un dispendio enorme di energie, si parla di professionisti è vero, ma spesso hanno problemi comuni. Mi porto dietro un’etica di lavoro fatta di non spreco di tempo,  una cosa che non riesco a concepire. Il modo di giocare poi dipenderà: entro in corsa in una squadra “non mia”, dovrò essere io a fare un passo verso i giocatori più che il contrario, poi chiararamente metteremo dentro anche cose che mi appartengono di più”.