Sul monte San Primo a Bellagio con tanto di scarponi e tuta da sci, ma la neve non c’è. L’azione del gruppo Simbio e del coordinamento Salviamo il Monte San Primo.
“La neve non c’è più”
Monte San Primo: il progetto dello sci va avanti, ma la neve dov’è? Una domanda che si sono posti tanti componenti del gruppo Simbio e del coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, che hanno deciso di salire in cima alla montagna con tute e tenute da sci, ma senza la neve.
“Che la neve ormai non ci sia più è un dato di fatto – spiegano dal gruppo Simbio – Allora abbiamo deciso di portarci avanti: siamo saliti in collina in perfetto assetto da pista: tute termiche, scarponi e sci in spalla nel bel mezzo della natura estiva. Sembra una situazione surreale, ma la vera assurdità è il progetto di costruire impianti sciistici artificiali proprio su queste colline. Un paradosso grottesco per accendere i riflettori su una scelta anacronistica che rischia solo di devastare un ambiente naturale unico”.
Un progetto che va avanti e che vede il benestare di Comunità Montana e del Comune di Bellagio.
“Continueremo a batterci per la tutela della montagna e per un utilizzo responsabile delle risorse pubbliche – affermano da Simbio – Nonostante le evidenze scientifiche presentate, nonostante l’evidente incompatibilità con la crisi climatica in atto, il progetto “OltreLario” continua ad andare avanti”.
“Totalmente antieconomico”
Simbio e il coordinamento “Salviamo il monte San Primo” confermano con fermezza il proprio “no” al progetto di innevamento artificiale e relativo bacino idrico sulle colline del monte proposto dalla Comunità Montana, dal Comune di Bellagio e sostenuto dalla Regione Lombardia.
“Alcune cose proposte dal progetto le condividiamo, come il ripristino dei sentieri, ma altre sono inaccettabili. Su tutte il discorso dell’innevamento artificiale. I report e le ricerche scientifiche che abbiamo finanziato sull’impatto ambientale del progetto parlano chiaro: con inverni sempre più caldi e meno giorni utili alla produzione di neve, il progetto è “Totalmente antieconomico”, come sottolineato anche dal professor Mauro Guglielmin“.
Nella sua analisi Guglielmin, docente ordinario di Geografia Fisica e Geomorfologia dell’Università degli Studi dell’Insubria, effettua una previsione degli scenari climatici per la località sciistica dismessa, attestando l’aumento progressivo delle temperature. Lo studio evidenzia inoltre come ci sia solo una ridotta quantità di dati affidabili disponibili, segnale di una scarsa conoscenza del territorio e approssimazione nell’investire fondi pubblici.
“Vogliamo sensibilizzare sempre più la popolazione – concludono da Sibio – Tanti non sanno che il progetto ha un ok ed è ripartito. Presto lanceremo anche una campagna con video e locandine dal titolo “Ma tu verresti a sciare al San Primo?”.