Paura ad Appiano Gentile

Rapina in villa, famiglia minacciata con un coltello e sequestrata

"Mi hanno chiesto dov'era la cassaforte, dicendomi che se non avessi parlato avrebbero picchiato mio figlio".

Rapina in villa, famiglia minacciata con un coltello e sequestrata

“Hanno minacciato mio figlio, erano armati di un coltello e un cacciavite”. Comincia così il racconto di una mattinata di terrore per una famiglia residente in via Graffignana, ad Appiano Gentile, a pochi passi dalla trafficatissima strada provinciale Lomazzo-Bizzarone. Martedì 3 marzo un uomo di 65 anni, proprietario dell’abitazione, il figlio di 25 anni e la suocera di 88 anni sono stati sequestrati, legati e chiusi in bagno, da tre rapinatori senza scrupoli.

Rapina in villa

I malviventi sono entrati in azione poco prima delle 7. Hanno atteso che la moglie del proprietario di casa uscisse e sono entrati nell’abitazione, probabilmente sfruttando una portafinestra sul retro della villetta, situata in una zona residenziale di Appiano. “Stavo scendendo le scale – racconta il 65enne – Mi sono trovato davanti a un uomo. La prima cosa che ho pensato è stato di prenderlo a calci: era piccolino. Ho anche chiamato mio figlio per farmi aiutare ma poi ho visto che dietro quest’uomo ce n’erano altri due. Uno armato di coltello e l’altro con in mano un cacciavite. Siccome in casa c’era anche mia suocera, che è anziana, ho evitato reazioni inconsulte”. Stando alle ricostruzioni dei Carabinieri del Nucleo operativo di Cantù e del Comando provinciale di Como, intervenuti sul posto, è probabile che ci fosse un complice, se non due, ad attendere all’esterno.

“Gli ho visto solo gli occhi”

“Avevano un accento dell’est e tra loro non parlavano in italiano – prosegue l’uomo – Non ho capito cosa si stavano dicendo. Indossavano cappuccio e scaldacollo e sono riuscito a vedergli solamente gli occhi. Sotto minaccia, ci hanno portato nella stanza da bagno, isolata dal resto della casa”. Come prima cosa hanno legato la suocera con una sciarpa, mentre per il proprietario e suo figlio hanno utilizzato dei fili elettrici. “Ci hanno anche coperto la testa a tutti e tre con un lenzuolo: non volevano che vedessimo loro e cosa stavano facendo. Nel frattempo, continuavano a minacciarci”.

Cercavano la cassaforte

“Ci dicevano di stare zitti e hanno dato un paio di scappellotti a mio figlio e ci hanno fatto abbassare la testa”. Mentre due dei rapinatori tenevano in scacco la famiglia, un terzo ha iniziato a perlustrare la casa in cerca della cassaforte. “Solo dopo abbiamo scoperto che hanno preso i telefoni e li hanno nascosti in modo che non potessimo chiamare immediatamente le Forze dell’ordine”. Il proprietario prosegue: “Dopo che il terzo rapinatore ha messo a soqquadro il primo piano è tornato da noi chiedendoci dove fosse la cassaforte. Si sono rivolti a me dicendomi che se non avessi parlato avrebbero picchiato mio figlio”. A quel punto l’uomo gli ha indicato dove si trovava. Un modello non murato ma ancorato a terra. “Non ho la combinazione e non ho la chiave: è una cassaforte che peserà  due tonnellate”. Non potendo aprirla sul posto, i rapinatori l’hanno sradicata dal pavimento. Sono poi scappati portando con loro anche 700 euro in contanti. Non ancora quantificato il valore della refurtiva, ma sarebbe di diverse migliaia di euro.

“Abbiamo subito chiesto aiuto”

“Siamo usciti di casa di corsa e abbiamo trovato un passante: abbiamo chiesto aiuto a lui e ai vicini”. Dopodiché, la telefonata alle Forze dell’ordine. Per la fuga, i rapinatori hanno utilizzato l’auto con la quale hanno raggiunto Appiano Gentile e la Golf grigia del figlio, sulla quale hanno caricato la cassaforte. “La vettura è stata ritrovata, grazie alle telecamere, a Barlassina il pomeriggio di martedì. Sono sicuro che fossero già in giardino da diversi minuti, prima dell’irruzione in casa. Mia moglie è uscita una quarto d’ora prima e ha  notato delle impronte sul vialetto: è tornata indietro e ha chiuso la porta di ingresso”.