la struttura per anziani

Crisi durissima per Ca d'Industria: il Covid-19 porta via 90 anziani e fa perdere un milione di euro

La struttura piena solo al 70%. Il presidente Beccalli: "C'è una grande difficoltà a riempire i posti letto liberi".

Crisi durissima per Ca d'Industria: il Covid-19 porta via 90 anziani e fa perdere un milione di euro
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E' davvero critica la situazione che ha delineato il presidente di Ca' d'Industria Gianmarco Beccalli, insieme al direttore generale Marisa Bianchi, di fronte alla Commissione III del Comune di Como. Non solo il dolore per le perdite dell'ultimo anno, circa 90 ospiti, ma anche le difficoltà economiche con una perdita di oltre un milione di euro.

Crisi durissima per Ca d'Industria

Le due ondate di Covid-19 non hanno risparmiato le strutture di Ca' d'Industria: durante lo scorso marzo/aprile venne colpita la residenza Le Camelie mentre a gennaio 2021 l'infezione dilagò nella sede di Rebbio. In tutto sono stati circa 90 gli ospiti mancati a causa del virus, anche se ovviamente si trattava di anziani con quadri clinici già delicati. "Durante la prima ondata non ci fu permesso il ricovero dei pazienti in ospedale - ha spiegato la dottoressa Bianchi - e abbiamo dovuto affrontare quadri clinici molto gravi con le nostre forze. E' andata meglio nel mese di gennaio quando i pazienti critici hanno potuto essere ricoverati".

In questi mesi la Rsa ha dovuto contare sulle sole proprie forze per acquistare i Dpi. Fatta eccezione per alcune fondamentali donazioni di privati e una parte di dispositivi arrivati dalla protezione Civile, il resto tra mascherine, calzari, camici monouso, visiere o guanti sono stati acquistati anche a caro prezzo dalla Fondazione. Nel frattempo i letti si sono svuotati e gli ingressi di nuovi anziani pochissimi. Il risultato? Gravissime difficoltà economiche. Al momento le strutture sono piene solo al 70% ma i costi di gestione e di personale restano gli stessi. La Fondazione ha stimato, alla fine di novembre, una perdita di circa 1 milione di euro, dovuto prettamente alle minori entrate per 1milione e 700mila euro.

"C'è una grande difficoltà a riempire i posti letto liberi - ha spiegato il presidente Beccalli - nell'arco dello scorso anno una piccola parte di ospiti è tornata a casa per trascorrere questi mesi con la famiglia e in maggiore parte purtroppo è mancata a causa del Covid. Noi al momento non abbiamo lista di attesa per le nostre strutture, e anche chi è interessato a entrare preferisce aspettare qualche mese sperando che la situazione pandemica migliori. Inoltre da inizio pandemia non abbiamo più il centro diurno, avevamo tentato di farlo ripartire qualche mese fa ma non c'erano sufficienti iscritti per sostenere i costi".

La più grande difficoltà, espressa a più riprese in questi mesi, è stata la forte carenza di infermieri. Alcuni hanno lasciato il posto per entrare in ospedale e i posti liberi non sono stati coperti per assenza di domande. "Ci è corso in aiuto il nuovo Prefetto Andrea Polichetti che è intervenuto con il direttore dell'ospedale Sant'Anna il quale ha messo a disposizione della nostra Fondazione le graduatorie per gli operatori che non sono ancora in servizio in ospedale - ha spiegato Beccalli - In circa 400 hanno ricevuto comunicazione che potevano lavorare presso la Fondazione senza perdere il posto in graduatoria per l'ospedale. Siamo riusciti a concretizzato una sola assunzione".

"Ci stiamo scervellando per capire come andare avanti, per sostenere questa struttura per altri 200 anni - ha concluso Beccalli - L'ambito delle Rsa hanno bisogno di sostegni esattamente come la ristorazione o il turismo. I vaccini tra gli anziani a domicilio potrebbero aiutare molto perché oggi far entrare nuovi ospiti è davvero molto complicato".

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