Vicino ai pazienti

Malati oncologici in pandemia: l’ospedale Valduce investe sull’innovazione

Nonostante il Covid l'ospedale comasco non ha smesso di essere vicino ai suoi pazienti.

Malati oncologici in pandemia: l’ospedale Valduce investe sull’innovazione
Cronaca Como città, 17 Febbraio 2021 ore 10:59

Come recentemente ricordato dal chirurgo oncologo Ermanno Leo: “La gestione dei malati oncologici sta subendo gravi ritardi: gli ospedali spesso sono costretti a rifiutare i ricoveri, a chiudere i reparti per le chemioterapie, per gli esami di controllo”. L’Associazione italiana di oncologia medica conferma che in Italia sono stati eseguiti un milione e quattrocentomila screening in meno solo nei primi 5 mesi del 2020 con una percentuale di pazienti operati, scesa del 22%.

“Unire le forze per aiutare i malati oncologici”

“Durante la prima fase – racconta Alberto Vannelli, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di chirurgia generale al Valduce – con gli ospedali lariani impegnati ad arginare questa emergenza sanitaria, ci siamo interrogati sul futuro dei cittadini con altre patologie e su come garantire una continuità assistenziale di cure. L’aiuto è arrivato grazie ad un progetto di collaborazione scientifica in ambito chirurgico proposto dal primario di chirurgia dell’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli: Dott Davide La Regina”.

Un risultato sicuramente in controtendenza se si pensa che la Federation of Italian Cooperative Oncology Groups, tempo fa ha pubblicato i dati di uno studio secondo cui il numero degli studi in Italia si è ridotto di circa il 35%, con lo scoppio della pandemia. “Tutti abbiamo fatto del nostro meglio per garantire l’assistenza necessaria ai cittadini malati di cancro, ma crediamo – racconta La Regina – che unire le forze sia un’opportunità irrinunciabile per sviluppare la ricerca a livello internazionale: è importante riflettere sul fatto che la sanità del futuro dovrà trovare soluzioni per una continuità di cure anche all’interno di ambienti ad alto rischio”. Una proficua collaborazione che ha già trovato felice esito, con i risultati di uno studio presentato a ottobre alla ESSO la Società Europea di Chirurgia Oncologica.

Tumore al colon e al retto con anestesia locoregionale

“In questo periodo – continua Vannelli – abbiamo imparato quanto sia preziosa la terapia intensiva, così con il reparto di anestesia e rianimazione diretta dal Dott. Marco Galletti, abbiamo messo a punto una tecnica che permettesse di operare i pazienti oncologici fragili, da svegli: chirurgia mininvasiva e anestesia generale sono state oggetto di un grande dibattito tanto da spingere a centralizzare le procedure solo in alcuni ospedali per risparmiare risorse; l’anestesia generale nei pazienti fragili può richiedere un ricovero in terapia intensiva. Questo avrebbe penalizzato gli interventi chirurgici soprattutto per le comunità montane in cui gli spostamenti verso realtà lontane non sempre sono fattibili. Da qui la scelta di effettuare in pazienti selezioni, una chirurgia tradizionale abbinata ad anestesia locoregionale; i risultati condotti su decine di pazienti con tumore del colon e del retto, ci hanno dato ragione: una tecnica fattibile, sicura, indolore e, in questi casi, l’unica opzione praticabile”.

L’equipe diretta dal Dott Vannelli è stata la prima al mondo ad utilizzarla in maniera sistematica per cittadini con patologia oncologica addominale; tutti gli interventi sono andati a buon fine. “Avendo lavorato per oltre 10 anni presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – conclude Vannelli – conosco bene il valore della ricerca, ecco perché abbiamo deciso di investire nonostante il momento di difficoltà in un progetto di grande utilità per tutto il territorio. In questo periodo, Valduce ha pensato al futuro, puntando sull’innovazione in campo oncologico che da sempre è uno dei fiori all’occhiello del nostro ospedale. Nei prossimi mesi, la migrazione dei malati andrà limitata il più possibile e andranno previste alcune attività di assistenza da remoto per ridurre gli ingressi nelle strutture sanitarie. Al centro di una città posta nel crocevia con l’Europa, creare una rete con centri d’eccellenza d’oltralpe, favorirà sicuramente il miglioramento della cura delle patologie oncologiche, da sempre fiore all’occhiello del nostro ospedale”.

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